La motocicletta italiana

Dagli esemplari a due ruote alle opere ispirate ad esse

Le stesse sale che di recente hanno accolto la sensualità di Guttuso e le visioni di Klee, la dolcezza di Zandomeneghi e i capricci di Goya, fanno oggi da sfondo a La motocicletta italiana, la nuova mostra allestita alla Fondazione Mazzotta fino al 12 marzo 2006.

L’esposizione presenta la motocicletta non semplicemente in quanto mezzo di trasporto, quanto sotto forma di fenomeno collettivo, analizzandone i significati sociali ed estetici che l’hanno resa oggetto di culto e simbolo di italianità nel mondo. In tutto scintillano 35 esemplari, provenienti da prestigiose collezioni pubbliche e private. Si va dall’applicazione del motore ad un telaio di bicicletta nel 1909, di cui è esposto l’unico esemplare conosciuto, alla MV Agusta F4 1000 Tamburini del 2005, passando dagli indimenticabili modelli storici di Frera, Garelli, Gilera, più tardi Moto Guzzi e Benelli. Imperdibile la Vespa della Piaggio, che nel 1946 ha portato in sella donne, preti, studenti e professionisti e la storica rivale, lo scooter ideato da Carlo Guzzi, lanciato da un memorabile annuncio radiofonico: “Sono le 20.35, è l’ora della Lambretta”.

Ad accompagnare questi esemplari sono stati radunati dipinti di importanti artisti: Giacomo Balla – innamorato della velocità tanto da chiamare la figlia Elica – è presente con Moto girante, del 1914; Mario Sironi con Il Motociclista; Antonio Ligabue sia con Motocicletta, del 1955, sia con Autoritratto con berretto da motociclista, dell’anno precedente. Senza contare le sculture di Arman, che caratterizza la prima sala con gli imponenti Totem e con Motocicletta Galera.

Estremamente interessanti si dimostrano anche i manifesti pubblicitari di marchi e manifestazioni sportive, in grado di sottolineare tramite l’evoluzione della grafica il mutare del contesto culturale, sociale e politico. Infine, merita almeno un cenno la ricca sezione fotografica, curata da Uliano Lucas, nella quale si può ammirare tra l’altro la Bianchi Freccia Celeste di Tazio Nuvolari, la Vespa di Vacanze Romane, la Vespa-Tap usata durante la guerra in Indocina e il Galletto, un tempo guidato volentieri dai preti perché consentiva la guida con la tonaca.