La Gibigianna, un sorso di buon Pinot

Un'illusione ottica raccontata in otto tele dal maestro d'Alba Pinot Gallizio

Giuseppe, detto Pinot, Gallizio è uno dei prodotti della terra d'Alba, ed è stato per l'arte italiana, quello che un tartufo bianco è per la famiglia dei tuberi: raro e prezioso. Questo farmacista piemontese si dedicherà all'arte solo all'alba dei suoi cinquantanni, sperimentando la pittura industriale e d'avanguardia. Tra le opere più notevoli, la Caverna dell'Antimateria: una camera completamente rivestita (pareti, soffitto, pavimento) di tele dipinte, nella Galleria Drouin di Parigi.

RITORNO ALLA LUCE -  La Gam di Torino apre le porte a Pinot Gallizio con un sorriso di soddisfazione. Il capolavoro del maestro torna infatti in città non per un'esposizione temporanea, ma per restare nella collezione permanente del museo almeno per i prossimi cinque anni. Come racconta Giovanni Ferrero (vicepresidente della Fondazione CRT),  la conquista è stata un po' frutto del caso: "Ritrovammo la Gibigianna quando fummo invitati da Maria José Van De Loo a casa del padre Otto, fondatore dell'omonima galleria di Monaco. Ci accompagnò nei sotterranei della villa e lì, sotto i teli trovammo i quadri. Ci siamo accordati per far tornare la Gibigianna a Torino, sua casa naturale."

STORIA DI ILLUSIONE E DI FOLLIA - La Gibigianna è un ciclo di tele, realizzata nel 1960. Per chi non lo sapesse, la gibigianna è quell'effetto ottico, quel bagliore creato dagli specchi quando riflettono la luce, insomma un'illusione inafferrabile, simile all'arcobaleno o alla "fata morgana". Ma Gibigianna è anche un'opera dal carattere narrativo, come indica il sottotitolo La triste e lagrimosa storia del Re di Pipe in cinque quadri e due tele. A guidare nel viaggio "galliziano", alcuni versi del poeta Maurizio Corgnati, che raccontano nell'incipit: Nel primo quadro tutto si presenta:/ al re di Pipe un Diavolo lo tenta./ A lato se ne sta la Gibigianna,/cova tristi pensieri,/ e non si inganna. Gibigianna come storia di infatuazione, follia, forse tradimento, seguito a ravvedimento.

ROCK SU TELA - Non c'è un'univoca interpretazione del ciclo, ma restano le opere: un'esplosione di colore spalmato qui dalla spatola, là lasciato gocciolare dai pennelli. Le tele sono come slavate del colore per creare effetti che con altre tecniche non si otterrebbero. L'impressione è che Gallizio ascoltasse del buon rock mentre dipingeva, in lui convivevano una dimensione riflessiva e cerebrale dell'arte, ma anche una componente giocosa. Guardi il Quarto Quadro, e pensi che il buon vecchio Pinot si stava divertendo parecchio nel realizzarlo. 

QUALCHE CHICCA PER CONCLUDERE -  Un autoritratto dell'artista arricchisce l'esposizione, che si fa forte anche di una scoperta "filologica" non da poco: la Gibigianna è stata realizzata sopra il pavimento della Caverna dell'Antimateria. L'ultima sala della mostra spiega i processi che hanno portato al disvelamento, mentre in un  altro locale viene proiettato un rarissimo documentario Rai del 1963 su Pinot Gallizio ad opera di Carla Lonzi. Buona visione, in tutti i sensi.