La compagnia d'Africa

Testimonianze di un viaggio lontano nel tempo e nello spazio condotto da Alberto Moravia e Lorenzo Capellini

Al di là di un paio di vetrine, nella fascinosa Via Sant'Andrea si intravedono colori che non appartengono a un abito ultra chic, ma ad un'esperienza, quella vissuta nel 1979 da un gruppo di amici in viaggio nel lontano Kenia.

LA COMPAGNIA D'AFRICA - La compagnia era composta dal fotografo Lorenzo Capellini, dalla scrittrice Dacia Maraini e da Alberto Moravia, compagno di quest'ultima e amico di Capellini. La mostra fotografica La mia Africa con Alberto Moravia è una celebrazione offerta dall'artista genovese all'amico, in occasione del centenario della sua nascita, ed è ospitata dal Museo di Storia Contemporanea.

MORAVIA COME STENDHAL - Chi ha conosciuto lo scrittore attraverso i suoi romanzi (Gli indifferenti, Agostino, La ciociara, per citare i più famosi) resterà colpito nel vedere la figura quasi ieratica di Moravia accanto alle donne della tribù Elmolo, così lontane dal contesto in cui abitualmente si muoveva lo scrittore. Distaccato, ma affascinato, ben conscio dell'assurdità di giocare a "fare l'indigeno", a differenza di tanti turisti, Moravia disse: "Noi viaggiamo in Africa con lo stesso spirito con cui Stendhal passeggiava per Roma". Da sotto le folte sopracciglia, l'autore romano osserva con sguardo meditabondo un mondo diverso, senza stare al gioco del mascherarsi, del fingere l'integrazione. Sgarbi paragona il Moravia viaggiatore a certi europei: "si vede che sono lì per capire, a metà scienziati, a metà poeti, e se ne avverte tutta l'esperienza razionale. Moravia non ammicca, non gioca, osserva".

TESTIMONE DI BELLEZZA E STORIA - E dunque Capellini, qui in veste di fotografo, ha fatto doppiamente il suo mestiere, in quanto non si è limitato a osservare una realtà, ma un altro osservatore, Moravia appunto. Se la presenza dello scrittore negli scatti di Capellini dà loro un tocco in più, resta da ammirare ogni attimo, ogni ritratto, ogni paesaggio da lui catturato: i suggestivi tramonti in controluce, il contrasto tra l'azzurro del lago Rodolfo e le nere lave sedimentate che lo circondano, i seni floridi di una giovane donna, la gigantografia in bianco e nero di un elefante che sembra più una scultura che un'immagine catturata su pellicola. E ancora, le macchie dei leopardi, eleganti quanto mai potrà essere un abito d’alta moda stampato a fantasia.

FASCINO MAI TRAMONTATO - L'amore per l'Africa e le impressioni di quel viaggio furono poi testimoniate dallo scrittore attraverso le pagine del Corriere della Sera, qui esposte, che raccolsero il suo reportage in più puntate e che certamente avranno affascinato numerosi lettori, come oggi vogliono fare questi scatti con altrettanti visitatori. Tutto quello che si vede nelle oltre 100 fotografie esposte sono uno spettacolo affascinante, tanto più se si pensa che si sta osservando ciò che passò attraverso gli occhi di un grande scrittore del nostro tempo e del suo fidato amico Lorenzo Capellini, che generosamente ci invita a gettare uno sguardo su una realtà lontana anni luce dal quadrilatero della moda, eppure altrettanto esteticamente ammaliante.