L'Italia a Taranto

Nel romanzo "L'eroe dei due mari", il calcio è lo spunto per parlare del Paese e delle sue debolezze

Dopo una lunga attesa per trovare un editore, esce per Marsilio L'eroe dei due mari, divertente e acuto romanzo corale dello scrittore tarantino Giuliano Pavone. Il libro racconta la storia del fantomatico calciatore Luís Cristaldi, un fuoriclasse brasiliano che, per tenere fede a un voto, decide di lasciare l'Inter e giocare un anno nel Taranto. A completare il quadro, un eterogeneo gruppo di personaggi che va dalla tifosa appassionata allo svogliato usciere del Comune. Alla Rizzoli l'autore ne parla insieme ai giornalisti Carlo Annese della Gazzetta dello Sport e Tommaso Pellizzari del Corriere della Sera.

NON SOLO CALCIO - Pellizzari inizia raccontando l'amicizia che lo lega all'autore: "Conosco Giuliano da quindici anni, con lui ho ideato Linea bianca, una rivista trimestrale nata nel 2004 per parlare di calcio in modo intelligente e approfondito. Il suo libro ha una trama complessa e ramificata, costruita in modo impeccabile. Giuliano riesce a sottolineare i problemi del calcio contemporaneo senza scadere nei luoghi comuni tipici del talk show sportivo". Interviene Annese: "Il romanzo parla di calcio ma anche di molto altro. Attraverso questo sport, racconta un pezzo d'Italia in modo ironicamente critico".

TARANTO SPECCHIO D'ITALIA? - Pavone racconta lo sviluppo della trama: "Lo spunto di partenza è improbabile, un Pallone d'Oro che sceglie di militare in una squadra di terza serie. La narrazione prosegue poi in modo realistico finché non si riesce più a distinguere tra realtà e farsa, tra epica e avanspettacolo: un aspetto molto tarantino...ma anche molto italiano. Taranto è come uno specchio deformante dell'Italia di oggi. O forse, visto lo scarso rispetto per le regole e la forte tendenza all'approssimazione, dovrei dire che è il Paese ad essersi tarantinizzato".

OLTRE I LUOGHI COMUNI - Continua Pellizzari: "Uno dei meriti di Giuliano è quello di essere andato oltre la visione monodimensionale che la gente ha di Taranto". Aggiunge Pavone: "Ho evitato di comportarmi da giornalista troppo impegnato, che deve a tutti i costi occuparsi di Ilva e di inquinamento. Nel libro parlo sì di Taranto, ma anche di calcio, di informazione, di rapporti tra Nord e Sud. Racconto come l'inverosimile e inaspettata decisione di Cristaldi punti i riflettori su una città solitamente associata all'Italsider e alla Marina Militare. Nel romanzo la fabbrica c'è, ma non ha un ruolo dominante: un concetto espresso molto bene dall'illustrazione in copertina, con le ciminiere in secondo piano". Sottolinea Annese: "Nel tuo libro lo sport nazionale diventa uno strumento straordinario per parlare di personaggi così assurdi da essere veri". L'autore conferma e precisa: "Sì. E, come tutti gli strumenti, anche il calcio non è nè buono nè cattivo. Lo diventa a seconda dell'uso che se ne fa".