L'importanza di chiamarsi Manzù

Una gita a Bergamo, tutta alla GAMeC, dov'è protagonista una famiglia molto creativa

Il 2008 ci rende orfani del ponte di Ognissanti, ma preso tristemente atto di quanto ci illustra il calendario, perchè negarsi una gita oltre le porte di Milano il prossimo week end? L'eleganza di Bergamo Alta ci attira,  una buona porzione della caratteristica polenta e osei ci tenta e si confà alle sopraggiunte temperature, ma nel piatto c'è di più. Prodotto altresì tipico della bergamasca è la premiata ditta Manzù: Giacomo e Pio, padre e figlio, artista e designer, sono protagonisti della stagione espositiva della GAMeC (infoline 035 399528) fino al prossimo febbraio.

GIACOMO - Iniziamo da Manzù Padre, ma prima una piccola postilla su questo cognome. In realtà è uno pseudonimo che ricalca la pronuncia bergamasca del vero cognome, Manzoni. Giacomo se ne affezionò e prese a usarlo a firma delle sue opere. Le sue sculture sono proposte in un percorso alla Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo che abbraccia la produzione dal 1938 al 1965, affrontandone quindi i soggetti cruciali: i Crocefissi, i ritratti di amici intellettuali a colleghi artisti come Eugenio Montale e Oskar Kokoschka, e poi ancora la serie dei cardinali. Fortemente legato a Papa Giovanni XXIII, Giacomo Manzù si tiene ben lontano dal figurativismo, tanto da sostenere: "Certo: guardo la natura quando mi dà qualche consiglio, altrimenti sono io a dare consigli alla natura.Questa è ispirazione". Presunzione? Piuttosto il pensiero di un artista che ha dato importanza ai valori umani e alla sfera emozionale più che alla perfezione formale.

PIO - Piuttosto che scalpellare preferisce progettare e infatti divenne uno dei designer più promettenti degli anni '60. La GAMeC non dimentica la progenie Manzù e dedica a Pio una personale intitolata Quando il mondo era moderno: irripetibili quegli anni, segnati dal Boom economico e da quella vena creativa che spinse il design italiano all'eccellenza. Pio Manzù ne fu protagonista finchè la morte non lo colse prematuramente a soli 30 anni, ma tanto gli bastò per confezionare diversi "cult". Primo fra tutti la mitica Fiat 127, realizzata grazie all'incontro con Dante Giacosa, l'ingegnere anima e mente di mille motori della casa automobilistica di Torino. Naturalmente l'auto non poteva mancare dalle sale della GAMeC, ma a farle compagnia ci sono gli altri progetti di Manzù Figlio: quello della lampada Parentesi disegnata insieme ad Achille Castiglioni per Flos (datato 1969) o l'orologio da scrivania Cronotime voluto da Kartell, del '66.

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