Kapoor a Milano

L'artista anglo-indiano è in città con una doppia esposizione

Due sedi, un unico artista. Per presentare in città le sue opere monumentali (e discusse), il visionario Anish Kapoor ha scelto location diverse. Nella storica Rotonda della Besana sono esposti specchi deformanti di varie dimensioni e una grande opera di cera rossa, alla Cattedrale (il nuovo spazio espositivo della Fabbrica del Vapore) è invece collocata l'installazione site specific Dirty Corner. Lavori ambiziosi e imponenti, che coinvolgono lo spettatore in una vera e propria esperienza sensoriale.

ALLA ROTONDA... - L'esposizione si sviluppa per la maggior parte nello spazio di via Besana. Qui si cammina tra superfici specchiate che allungano, allargano, frammentano la silhouette del visitatore. Al centro della sala troneggia la gigantesca colata di cera color "rosso Kapoor", intitolata My Red Homeland. Si tratta di un enorme ammasso di materia che viene lentamente spostato da un braccio meccanico rotante. Come spiegano i due curatori, Gianni Mercurio e Demetrio Paparoni, l'autore non è interessato all'aspetto funzionale e crea "spazi simbolici e sacrali...come le costruzioni rituali di Stonehenge". 

...E IN CATTEDRALE - La continua indagine sul rapporto tra l'individuo lo spazio si mostra soprattutto alla Fabbrica del Vapore, dove l'artistar, complice l'ampiezza della Cattedrale, ha realizzato ad hoc il tunnel Dirty Corner. Un'entrata a calice, simile alla corolla di un fiore, fa da ingresso a una galleria lunga 60 metri. Gradualmente si passa da una condizione di debole luce al buio più totale. Le emozioni si accavallano: se all'inizio si pensa sia una camminata semplice e veloce, arrivati a metà del percorso si prova una profonda sensazione di disorientamento, mista a un sottile disagio, che scompare una volta usciti. Con i suoi progetti, spiega Paparoni, Kapoor mette lo spettatore in diretto contatto con il vuoto e con se stesso, provocando veri e propri "spaesamenti percettivi".

LA PROVOCAZIONE - Non è dello stesso parere il critico Francesco Bonami, che con un provocatorio articolo apparso su Vanity Fair, descrive l'arte di Kapoor come vuota e inconsistente. Paparoni ribadisce (come fa dal lontano 1981) che Kapoor è in realtà uno dei più grandi artisti viventi e accusa Bonami di "screditare il mondo dell'arte". Polemica sterile o giustificata? Non resta che vedere e poi giudicare.
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