"It is difficult", parola di Alfredo Jaar

Doppia esposizione per l'artista che ci interroga sul ruolo della cultura dai manifesti appesi in città

Impossibile che in città non abbiate incontrato finora nemmeno uno dei manifesti che - scritta bianca su fondo nero - chiedono che cos'è la cultura, se ne abbiamo bisogno e se l'abbiamo dimenticata. Ogni domanda un manifesto, per un totale di 15 quesiti che non hanno una risposta giusta o sbagliata. 15 dubbi che ci svegliano mentre siamo sovrappensiero su un tram o a spasso per le vie di Milano. L'ideatore e realizzatore della campagna è l'artista cileno (ormai in pianta stabile a N.Y.) Alfredo Jaar.

AFRICA E MASS MEDIA -  Cresciuto durante la dittatura di Pinochet, ha interiorizzato i concetti di etica e impegno civile. Le sue opere non sfuggono all'analisi della contemporaneità, osservata ed espressa con grande senso critico. Videomaker, architetto, i lavori di Jaar sono ospitati fino al 25 gennaio nel cuore storico di Milano, allo Spazio Oberdan, e nella periferia milanese della Bicocca, all'Hangar Bicocca. L'artista ha portato a Milano due nodi di rilflessione: l'Africa e i Mass Media. L'Africa, come enorme, buio lago in cui l'Occidente ha sempre scaricato e nascosto le scorie prodotte dal frenetico inseguimento delle sue  "magnifiche sorti e progressive". Così Jaar ha disposto in un'installazione alla Bicocca decine di bidoni di petrolio colmi di acqua nera. Inquietante guardarci attraverso, ancor di più se sulla loro superficie vengono proiettati i volti dei fratelli africani. 

SGUARDI CRITICI - Allo Spazio Oberdan, Jaar ha portato quelle opere nate in seguito al genocidio del Rwanda. Quel che accadde non è una pagina di cronaca, è prima di tutto l'esperienza personale di chi ha vissuto e visto. Come Gutete Emerita, testimone del massacro dei suoi cari a colpi di macete. Volete incontrare Gutete? Bene, prendete una delle lenti di ingrandimento poste sul tavolo luminoso in mostra e scorrete una delle migliaia di diapositive che Jaar vi ha rovesciato. Tutte raffigurano gli occhi di Gutete. Uno sguardo che forse non si ha voglia di incrociare. Forse è meglio sfogliare un magazine: Jaar ha raccolto tutte le cover di Newsweek dallo scoppio dei tumulti rwandesi - aprile '94 - per scoprire che solo ad agosto, quando i morti erano ormai quasi un milione, si denuncia forte e chiaro quanto stava accadendo. E poi c'è la fotografia che riunisce tutte le copertine di Life, dal primo numero, intitolata Searching for Africa. Provate a cercare davvero l'Africa fra i numeri della rivista americana... Per Jaar i mass media sono intesi come comunicazione, come conoscenza che passa dall'immagine, garanti di una cultura che vogliamo democratica, ma che non è poi tanto tale, né libera. Un'installazione all'Hangar Bicocca, che raccoglie le storie di Mandela, Bill Gates e dei satelliti spia americani consolidano la riflessione...

Una riflessione che è aperta, che non si chiude dopo l'ultima sala della mostra, ma che ci accompagna alla fermata del metrò. L'esposizione si intitola It is difficult, da una poesia di William Carlos Williams: "It is difficult/to get the news from poems/yet men die miserably every day/for lack/of what is found there".

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