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Schiuma e schiamazzi nei video documentari dell'arte performativa di John Bock

Nella serata inaugurale della sua personale alla Galleria Giò Marconi, una folla composta ha assistito nel cortile di via Tadino a una Lecture dello stralunato artista tedesco John Bock. Per chi se la fosse persa, video, disegni e oggetti di scena documentano una carriera di performance artistiche di John Bock al piano terra della Galleria.

FARSA PAESANA - John Bock in borghese ha l'aria di un affabile tedesco: fisico asciutto, capello biondo cenere, voce gentile. Quando per le sue Lectures (ovvero performance) entra in azione, si trasforma in un personaggio in bilico tra lo scienziato pazzo e il clown-clochard. Uno stage per l'azione è allestito il giorno dell'inaugurazione con tagli di tessuti, cancelleria, bombolette e oggetti costruiti con materiali profani ed economici nel cortile della galleria.

TEATRO E SCIENZA - Parla a gran voce con un inglese dal forte accento tedesco: gesticola, si agita, racconta e scherza con il pubblico. E' tutto assurdo ed enigmatico: l'artista-attore ci rende partecipi di storie improbabili ambientate nella sua proprietà. Gli episodi bizzarri descritti con marchingegni inutili sono supportati da parentesi scientifiche in cui, pennarello e lavagna alla mano, dei grafici approfondiscono con convinzione il come e i perché di quello che sta accadendo davanti a noi. Il tutto coperto da generose quantità di schiuma da barba.

DIRTY DIRT - Come si può intuire dai video proiettati in galleria, i riferimenti storico-artistici sono diversi e tutti riconosciuti dall'artista: il teatro Bauhaus, le performance di Yves Klein, il Fluxus e l'Attivismo Viennese. Il mondo di John Bock può non essere esteticamente attraente con la sua sporcizia e gli oggetti di recupero, ma è coerente e non spaventa: incuriosisce e rovescia i punti di vista, intrattiene ma non è privo di significato, qualche volta strappa perfino un sorriso. Non per niente John Bock è considerato il Buster Keaton dell'arte contemporanea.

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