Il senso di Yamamoto per l'infinito

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Il senso di Yamamoto per l'infinito

AUTORE
Roberta Gibillini
DATA NEWS
lunedì 10 settembre 2007
ARGOMENTI
Yamamoto Masao, Galleria Sozzani, Fotografia, Mostra, Corso Como

Costellazioni di fotografie in bianco e nero e seppia create dall'artista giapponese appositamente per la prima personale a Milano

In mostra alla Galleria 10 Corso Como si può scoprire l'installazione dell'artista giappponese Masao Yamamoto, creata con alcune fotografie dalla serie Nakazora e A box of Ku. Interessante il significato di "ku", termine con cui in Giappone si indica lo spazio tra cielo e terra, il centro della volta celeste e il vuoto. Ancora non abbiamo visto niente ma già si resta ammaliati.

COSTELLAZIONI IN BIANCO E NERO E SEPPIA - La galleria non si limita a "ospitare" l'opera di Yamamoto, ma si mette a sua totale disposizione, per diventarne parte integrante. Si trasforma in una sorta di camera concentrica con al centro un cubo, dove il visitatore può entrare, come per accedere in un'altra dimensione, e trovarvi racchiuso un altro dei piccoli tesori di Yamamoto: una fotografia in bianco e nero di piccole dimensioni, come tutte le altre del resto. Il formato delle opere non supera quello di un foglio A4, sono anzi simili a francobolli o a cartoline, non appiccicate su buste o sul frigorifero di casa, ma sulle pareti della galleria, universo che accoglie queste costellazioni di fotografie, legate non dalla forza di gravità ma da un senso che solo lo spettatore può cogliere.

UN TOCCO DELICATO - I paesaggi, gli animali, i corpi di donna, nuvole, cieli, suscitano un senso di pace e tenerezza, perchè testimoni della delicatezza di cui la natura è capace e che solo un maestro dal tocco sensibile come Yamamoto riesce a catturare. In una sala più piccola e raccolta invece vi sono pochi altri lavori, più grandi per dimensioni, protetti da cornici con vetro. I soggetti restano più o meni gli stessi.

L'INFINITO TRA I FIORI - L'artista resta in disparte, affiancato dal traduttore, camicia bianca e pantaloni neri, ci avviciniamo per scambiare qualche battuta e rivela il criterio che l'ha ispirato nella gestione dello spazio espositivo: "Ho voluto comunicare i concetti di dispersione e concentrazione. Il visitatore deve avvicinarsi alle mie opere per riempire il vuoto che le divide, cercando un senso che le unisca. Mi affascina quel verso di Ungaretti, l'infinito è tra i fiori".  Cerchiamo di capire quali impressioni Yamamoto abbia ricevuto dalla città, che vede per la prima volta: "Mi piace lo spazio che Milano offre al design. Invece alcuni antichi portoni e inferriate in ferro battuto, di quelli che si incontrano per le strade, hanno attirato la mia attenzione".

Non si sa quanto si dovrà aspettare per la prossima mostra di Yamamoto Masao, ma sarebbe un onore sapere che un angolo di Milano l'ha ispirato, che vi abbia trovato la delicatezza con cui l'infinito ogni tanto si dimostra nel quotidiano.

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