Il ricorso al futurismo

La Gamec rende omaggio all'avangaurdia di oggi riconoscendo il grande influsso del futurismo

LA PULSIONE FUTURISTA - L'invasione futurista sconvolse l'Italia al grido roboante del maestro Marinetti, alla stacanovista crescita di grattacieli, binari, ingranaggi e rumori che mai orecchio umano aveva udito: un lancio cieco e suicida verso il potere della fantasia umana, uno strappo alla natura come specchio dell'umana gente. Queste le tensioni che il futurismo, movimento artistico che dagli anni '20 del Novecento, trovò in Marinetti, Balla e Carrà una voce e una firma. Ora l’eredità di uno dei momenti più coraggiosi dell'arte contemporanea italiana è raccolta da una provocazione della Gamec di Bergamo: far dialogare l'avanguardia di allora con l'avanguardia di oggi. Ecco allora artisti della nostra contemporaneità, vivere nello stesso spazio espositivo con quelli che erano i loro nonni nel circuito dell'arte.

IL PERCORSO DEL FUTURO ANTERIORE -  
La mostra, appassionata e assolutamente originale, si articola in un accurato percorso di stanze, incentrate sul dialogo fra presente e passato: indaga sulle influenze degli artisti di ieri per quelli di oggi. Quello che viene a manifestarsi è pulsione e nostalgia, con la prima opera che accoglie lo spettatore, la grande tela di Mario Schifano con le sagome del gruppo futurista riunito a Parigi, quasi a voler ufficializzare la paternità della ricerca della mostra. A seguire un gioiello delicato e luminoso di città riprodotta in carta di riso di Carlos Garaicoa, addolcisce le enormi cime e le proiezioni di grattacieli e paradossali ponti aerei. E ancora, l’anarchia necessaria all'avanguardia per non fossilizzarsi, urla fra le opere di Pistoletto e la sua desolata Venere degli Stracci, mentre un illuminante Giuseppe Chiari chiede venia con la disarmante  L'arte è finita. Smettiamo tutti insieme, e poi Manzoni, Rodchenko, Hirst,  Creed e il più mediatico Cattelan. 

L'ESTETICA FUTURISTA FRA POLITICA E SHOW -
Nell'estetica del futurismo la politica ha sempre avuto una rilevanza notevole, ecco allora la voce di Marinetti arrampicarsi in un comizio onomatopeico sulla guerra di Adrianopoli e vecchi bolscevichi rivivere in videoinstallazioni. Oggi la politica viene surclassata dalla società dello spettacolo dove fra Wharol, Haring e Nam June Paik, il costume futurista arlecchino, è messo in una teca. Il futurismo si è commosso, e ha tentato la disperata ricerca di lanciare un uomo dal cannone del circo al missile. Ora l'eredità lasciata sembra richiamare sempre a sé stessa, ufficializzando la morte dello stupore ingenuo e drammatico, dove l'artista si lasciava sublimare dalla città che, per parola di Boccioni, saliva.