Il Muro di Betlemme

Graffianti opere abitano il muro che separa Palestina e Israele. Un Muro non basta e gli artisti come Banksy lo dipingono per la pace comune

Non rispetta la gerarchie e fa sesso anche 50 volte al giorno, ecco perchè Banksy ha scelto il ratto come suo simbolo. Cerca di rimanere nell'anonimato, ma è uno dei maggiori esponenti di Graffiti Writing. Lo trovate sui muri e per le strade di Londra, al British Museum e alla Tate Modern e, soprattutto, sul Muro di Betlemme che il governo israeliano sta costruendo attorno ai territori occupati palestinesi, proclamato illegale dalla corte internazionale di giustizia.

GRAFFI DI LIBERTA' - "Alcuni vogliono rendere il mondo un posto migliore. Io voglio solo renderlo un posto più bello. Se non ti piace puoi sempre dipingerci sopra", dichiara Banksy. Graffia e provoca questo "vandalo di qualità". Dai murales ai graffiati, dalle sculture agli spray, dagli stencil ai dipinti alle performance interattive. A Betlemme, in una sola notte realizza un immaginario varco sul muro di Gaza, all'insegna della libertà che tutti lì sognano, perchè la pace ha colori non tossici per l'anima. Ed ora vi sono nuove sue opere in Terra Santa, per di più con l'approvazione dell'establishment inglese.

UN MURO NON BASTA - Niente dura per sempre. Con questa consapevolezza gli artisti di strada infondono vita alle loro opere che, mute, gridano sete di pace. E per non far sì che le opere, e i loro messaggi, che abitano il muro di Betlemme vadano perse, l'associazione Un muro non basta ha dato vita al progetto omonimo, nel 2005. Tanti colori, e poche parole che aprono domande, invitano a riflettere, uniscono e dividono.  Oggi ci sono decine di metri di pellicola fotografica che raccontano centinaia di chilometri di Muro. Gli olivi di Betlemme, i bambini del campo rifugiati di AIDA e di Shu'fat, gli studenti di Abu Dis, i commercianti di Ar-Ram, i militari del posto di blocco di Qalandiya, gli agricoltori di Qalqiliya, gli operai del cementificio di Tulkarem e i pastori di Jenin.

PER UN VERO DIALOGO DI PACE - Il progetto cerca di arricchire il dibattito sul conflitto israelo-palestinese con un punto di vista che appare decisamente trascurato dai canali d'informazione principali, in Occidente. Si parla del Muro senza stabilire torti o ragioni universali, senza farsi offuscare da una passionalità rabbiosa, bensì per far luce su uno dei nodi che alimentano la tensione moderna tra Oriente e Occidente, per rivendicare il potere della società civile di essere partecipe e consapevole. Un muro non basta per risolvere il conflitto, non è la chiave giusta. Sono in tanti, da una parte e dall'altra, a trovarsi d'accordo su quelle quattro parole arancioni. E allora, forse, potremmo partire da loro per costruire un vero dialogo di pace.

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www.banksy.co.uk
unmurononbasta.bethlehem.edu/index.html