Il mistero di Magritte

A Palazzo Reale spazio ad un surrealista sognatore e sperimentatore di linguaggi

"Essere surrealista significa bandire dalla mente il già visto e ricercare il non visto", così diceva Magritte, ma la natura è la prima fonte di ispirazione, la materia prima per rielaborare l'impossibile. Fino al 29 marzo il pittore belga è in mostra a Palazzo Reale: un artista che ha segnato un'epoca ed ha rivoluzionato l'idea dell'arte pittorica.

ALBERI, FOGLIE, GUFI -  Il percorso della mostra è ben congegnato ed accompagna per mano il visitatore appassionato od inesperto attraverso i pensieri, le parole e le opere di Magritte. "L'immagine è il teatro della memoria" con questa frase di Draguet, che interpreta tutto il percorso, si apre la mostra. Ci sono opere dal 1920 fino alla fine della produzione artistica di Magritte e ne Il ricordo di un viaggio come in La lettura proibita si intravede all'incipit della mostra il gusto per la rottura con l'arte antica o moderna. Coerentemente contraddittorio, geniale e surrealista per animo, l'artista René Magritte è autore di Bagnanti o di La voce del sangue: i titoli dei quadri spiegano l'opera e in qualche modo la completano. Un artista che rompe volutamente con la tradizione di ogni tempo, ma che non riesce a nascondere il suo personale talento per la pittura, piatta a volte, ma sempre profonda nelle emozioni che riesce a trasmettere. Gli sfondi dei suoi oli su tela fanno invidia ai paesaggi leonardeschi su sui presenta un albero con le porte o una foglia-albero. Immagini e parole descrivono una poetica della pittura, dove la realtà e la rappresentazione a volte coincidono.

RICERCATORE DELL'ARTE - Nel 1951 Magritte dice "I miei quadri sono stati concepiti per essere segni tangibili della libertà di pensiero": un'affermazione che trova riscontro ne Il Bacio dove la sabbia si sposa con il verde/azzurro del paesaggio incantato o ne La difficile traversata. La ricerca di una nuova dimensione artistica è L'isola del tesoro o Compagnia della paura: metamorfosi di colombe da piante verdi e gufi da tronchi. La capacità di riscoprire nuove immagini come se venissero una dietro l'altra direttamente insieme ad Alice dal Paese delle Meraviglie è l'artificio che porta Magritte a sperimentare e risperimentare: scritte seminascoste compaiono sui quadri ed una rosa, dipinta tante volte, diventa il Bel linguaggio, il cielo perfetto con le nuvolette bianche da salvaschermo di un PC assume le forme più stravaganti, la pietra e la nuvola si incontrano in cielo ne La battaglia delle Argonne. Mutua dalla scultura l'idea di usare materiali per dipingere qualunque cosa: così l'uccello è del materiale del cielo e la mela è di pietra. Una ricerca infinita che scuote e colpisce qualunque spettatore osservi l'inusuale spettacolo di L'impero delle luci: cielo diurno e paesaggio notturno sono meravigliosamente olio su tela. Così "il potere del giorno e della notte è poesia".

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