Il Giotto dell'arte contemporanea, Vivienne Westwood

Dal Punk e la Pop-Art alle streghe metropolitane. La stilista viene consacrata ad artista nel tempio dell'arte milanese

"Sono molto onorata di essere presente nel cuore storico di Milano con questa mostra e di avere così tanta attenzione in Europa. La moda è design, arte, creatività..."

IL GIOTTO DELL'ARTE CONTEMPORANEA - Con queste parole inizia l'incontro con la streghetta della moda, Vivienne Westwood, arrivata puntuale alle 9.00 di lunedì mattina 24 settembre a Palazzo Reale. Di grigio perla vestita, cappellino di traverso che nasconde un po' la sua chioma arancione vivo, indossa il suo famoso sorriso leggermente beffardo, mattutino. Eccola, consacrata ad artista nel tempio dell'arte milanese e definita da Vittorio Sgarbi "il Giotto dell'arte contemporanea, una personalità internazionale italiana".

FANTASIA RINASCIMENTALE E BAROCCA - Con fantasia straordinaria, la sua mente ha elaborato abiti rinascimentali e barocchi, sgrammaticati, fuori dalle righe e dai quadretti, con quel tocco naif proprio degli alunni ai primi approcci con l'ABC e al contempo con quella maestria dell'alta sartoria. La mostra, ordinata e coordinata dal Victoria and Albert Museum, ben si adatta alle sale affrescate e agli arazzi, accendendo il dialogo fra moda e arte, fra contemporaneo in divenire e memoria storica, fra respiro internazionale e italianità. Il viaggio, lungo quarant'anni di carriera, ci mostra come la stilista sia cresciuta, prima lavorando come operaia e poi facendosi largo nel fashion-system, partendo dagli anni dei Sex Pistols e della Pop-Art, lei anarchica della forma e del colore. Passando per il punk arriva a vestire moderne streghe metropolitane, con cappelli e abiti "straccio" oppure con pizzi e merletti, corsetti e minuziose giacche. Tutto questo perchè "si ha una vita molto più interessante se si indossano abiti unici." Parola di Vivienne Westwood.