I labirinti ermetici di Antonin Artaud

Dall'arte alla follia, una personalità unica e irraggiungibile

Freddo Milano - Caldo PAC. Balzo dal grigio delle vie cittadine al vortice dei pensieri raccolti dentro al PAC-Padiglione d'Arte Contemporanea. Appare spoglio di opere d'arte, ma lo è perchè l'opera è racchiusa nella persona di Antonin Artaud.

Il "montrage", concepito da Jean-Jaques Lebel e con la partecipazione di Dominique Paini, offre una visone complessiva della creatività di Artaud, conntettendo le sue diverse attività e sottolineando la stupefacente molteplicità. Attraverso così la visionarietà radiografica di un artista che prima di tutto fu un uomo che convisse con la propria follia. I miei occhi si fissano sui suoi negli autoritratti, quasi un'ossessione nella ricerca di una definita personalità unica, ma irraggiungibile. Accarezzo la sua immagine catturata da celebri fotografi e suoi amici quali Jean Dubuffet, Man Ray, Balthus, Eli Lotar, Armand Salacrou, Denise Colomb e Georges Pastier. Molti sono i preziosi manoscritti autografi, le lettere, i documenti a stampa.

Con un po' di timore mi avvicino alla Stanza dell'elettroshock, ricostruita fedelmente da Jean-Jaques Lebel. Proprio quella stanza dell'ospedale psichiatrico di Rodez, dove dal 1943, Artaud venne sottoposto all'infernale "cura" per la schizofrenia. Questo fu causa di dolori atroci e di ulteriori sdoppiamenti di personalità. Posso odorare nell'aria la pazzia dei carnefici e lo stravolgimento dei corpi violentati da quegli arnesi, su quel letto, legati a quei legacci. E' terribile il solo pensiero!

Osservo il volto di Antonin, non più giovane, trasformarsi in labirinti ermetici, irraggiungibili per ogni altro umano sentire. Ripercorro la bellezza dello sguardo vivo del giovane attore, tra pellicole e fotogrammi.

Balzo di nuovo all'esterno, nella città, felice della mia sana follia, intenerita dai volti di Artaud.

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