I giochi fotografici di Ugo Mulas

Dalle bidonville alla Biennale di Venezia, dai sobborghi di Milano alle asprezze liguri, da New York al teatro, a voi l'occhio eclettico del fotografo bresciano

Un artista attratto dagli artisti. Ecco la definizione che più forse si addice al fotografo Ugo Mulas, che negli anni '60, ritrae i principali esponenti dell'arte italiana e newyorkese: da Fontana a Pistoletto, da Warhol a Duchamp, da Jasper Johns a Tom Wesselman, tutti all'opera nei loro ateliers o nei loro momenti di abbandono rilassato.

PURA VISIONE - Attraverso le sue visioni, Mulas ha la straordinaria capacità di spiegare, nel senso che riesce davvero ad entrare nel mondo degli artisti, condividendone il momento creativo e dandone testimonianza, in equilibrio fra lucidità e trasporto, senza tralasciare la poetica. Questa emerge nella drammaticità delle immagini che ritraggono i clochards di Milano, l'ironia nascosta nella successione di scatti in puro stile neorealista, gli studi sulla tecnica e sull'arte fotografica rivelatori di una vera e propria intuizione filosofica sull'utilizzo della mezzo, la serie di fotografie ispirate dalla letteratura e dalla poesia.

UNA MOSTRA, TANTE MOSTRE - L'esposizione si caratterizza per una netta divisione tematica. All'ingresso una parete di foto sovrasta il visitatore: 48 sguardi sui più irruenti e liberi artisti americani e sui loro luoghi catapultano chi osserva nel periodo freak e trasgressivo della pop art. Nelle altre sale la serie di scatti dedicati a Jasper Jonhs, Andy Warhol, John Cage, Marcel Duchamp, Alexander Calder, Lucio Fontana, Fausto Melotti, gli esperimenti di Tempo libero e Tempo Urbano (1969) in cui Mulas gioca con variabili quali la luce, i tempi di esposizione e i filtri. La parte più entusiasmante è certamente la carrellata di fotografie che altro non sono che la presentazione del credo di Mulas. Così, ritrarre la pellicola è un modo per rendere omaggio al supporto materiale che è sempre ignorato, l'autoritratto in cui la macchina cancella il viso del fotografo esprime l'esclusione di questo dall'atto creativo e la sequenza che propone un pianista allo strumento è il tentativo di fotografare la musica. Interessanti le fotografie dei paesaggi delle Cinque Terre per Ossi di Seppia di Eugenio Montale e le visioni oniriche per le scenografie di Giro di Vite e di Wozzeck.

DOVE E QUANDO - Al PAC (Padiglione d'Arte Contemporanea) fino al 10 febbraio 2008. Il lunedì dalle ore 14.30 alle ore 19.30; dal martedì alla domenica dalle ore 9.30 alle ore 19.30. Giovedì fino alle 22.30. Il costo del biglietto è Euro 6,00.