Gastone Novelli

Siate sensibili e ingenui, lasciate che il vostro sguardo accarezzi gli spazi immacolati delle sue tele

L’essenza espressiva di Gastone Novelli è in mostra a Milano. Dal 9 marzo al 10 maggio infatti, la Fondazione Arnaldo Pomodoro ospita un’ampia antologica dedicata al grande artista italiano scomparso prematuramente nel 1968 al culmine della sua singolare ed affascinante ricerca artistica.

“E’ necessario avere il coraggio di un continuo salto nel vuoto, di spogliarsi appena si è vestiti”. Parafrasando Novelli, per una volta mi sono spogliata dei miei abiti, non nel senso letterario del termine, per varcare una soglia ancora sconosciuta e entrare in una dimensione d’arte nuova. Questo è l’effetto che ha avuto su di me l’opera di Gastone Novelli, le cui tele, litografie e sculture di granito hanno trovato una perfetta collocazione all’interno dei moderni e ampi spazi della Fondazione Pomodoro.

“Nessun libro serve ad aprire le noci. L’unica guida buona per questo viaggio sono i propri sensi, ammesso che sia possibile recuperarli dalla civilizzazione, senza perdere la propria organizzazione mentale”. Per capire, e carpire, tutto il senso e la forza espressiva delle opere di Novelli, è necessario dimenticare per un momento alcuni preconcetti d’uso comune sull’arte informale del Novecento. Il fatto di non riuscire a vedere nulla su di una tela “astratta”, o l’incapacità di cogliere in un miscuglio di segni, apparentemente sconclusionato, il vero senso di un’immagine, sono modi di pensare che per un momento dobbiamo abbandonare. Gli studiosi di arte o di semiotica del linguaggio potrebbero dissertare per ore sul significato del segno, su ciò che esso rimanda e trasmette, mentre il nostro unico intento è quello di dire: lasciatevi prendere e trasportare. Siate sensibili e ingenui, lasciate che il vostro sguardo accarezzi gli spazi immacolati delle sue tele, dove il tratto di matita incontra la corposità della pittura, informale, leggera, talvolta pesante altre ancora appena palpabile. Lasciate che ciò che vedete prenda forma dentro di voi, negli spazi immacolati dove bianco e colore si mescolano liberamente (opera “L’oriente risplende di rosso”, 1968).

Non si tratta di essere dei grandi esperti di arte moderna o delle numerose correnti del ‘900. Qui più che l’immagine definita in uno spazio circoscritto a cui siamo solitamente abituati, chi vi parla è il segno, il tratto della mano dell’artista che vi chiede soltanto di osservare e sentire. Nei lavori di Novelli ognuno di noi può vederci qualcosa, riconoscere un segno noto della propria cultura, educazione, o familiare al proprio vissuto quotidiano. Da ragazzini disegnavamo cerchi, spirali, segni geometrici su fogli o per strada con il gessetto. Inventavamo storie e sognavamo fantastici personaggi (opera “Il grande linguaggio”, 1963; “Il viaggio di Grog”, 1966). Scarabocchiavamo appunti, apparentemente privi di senso, durante una riunione o una lezione noiosa. Chi non ha mai osservato lo spazio bianco del cielo (opera “Il sole nudo”, 1958; “Finalmente pulito”, 1959) e le sue correnti di luce guardando fuori da un finestrino? Chi non hai mai solo per un momento immaginato e persino visto il corpo di una donna stesa sul letto (opera “La ragazza che sogna nel letto rosa, 1965), sognare e desiderare un incontro d’amore?

Non vogliamo banalizzare o semplificare il valore artistico di Novelli. Solo spingere coloro che ancora non sono riusciti ad apprezzare fino in fondo certi artisti del Novecento a conoscere una forma d’arte che tutto sommato non è poi così estranea. La mostra della Fondazione vuole creare un percorso creativo  che raccoglie non solo le opere pittoriche, ma anche i disegni, i taccuini e le ricerche nel campo della scultura che lo portarono a realizzare i Tre Onphali in resina e poliestere del 1967. Inoltre testi, libri d’arte, appunti e altri interventi nell’arte e nella scrittura (al piano superiore della galleria si può apprezzare la raccolta delle “4 Litografie originali ed un disegno fuori testo. Versi di Dacia Maraini. Collana Opere Grafiche – Galleria La Salita, Roma, 1957”).

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