Fernando Botero

La dilatazione dei volumi come bellezza senza morale

LA MOSTRA - Con il patrocinio del Comune di Milano, l'importante mostra di Fernando Botero alla Galleria Tega ospita oli, sculture, acquarelli e disegni, dal 9 maggio al 15 luglio. Circa venticinque opere degli ultimi anni che caratterizzano l'universo pittorico del maestro colombiano in questa sua personale a lungo attesa in uno spazio privato milanese. Una realtà filtrata dalla fantasia e da un desiderio nostalgico di un mondo in via di smarrimento che cattura l'attenzione e il cuore della gente.

VOLUMI SENZA DIMENSIONE MORALE - Grandi campi di colore fioriscono delle forme dilatate di Botero. I paesaggi diventano irreali, quasi illustrazioni di fiabe dal caldo sapore di Sudamerica. Il grande volume dei corpi contrasta coi piccoli dettagli che possono essere libri, pettini, oggetti di uso quotidiano, che però non disturbano l'armoniosa burrosità delle figure umane. I volti rubicondi sono abitati da piccole bocche e occhietti inespressivi, divenendo prototipi senza dimensione morale e psicologica, portando anche l'osservatore a sospendere il giudizio. Niente sentimenti, lo sguardo è perso nel vuoto forse per appropriarsi delle emozioni di chi vi passa di fronte e cerca di specchiarsi. E' proprio questa inespressività ad avvicinare i quadri di Botero alla tranquillità del grande classicismo. La finta austerità priva di malizia i nudi.

NATURE MORTE E SCULTURE - Nella natura morta il concetto dell'abbondanza entra relativamente in gioco e invece viene esaltata la dolcezza delle forme, dei volumi. Un'armoniosa seduzione attrae dentro alla composizione facendo gustare i sapori di quei frutti esotici. La sensazione è quasi tattile... due arance, la frugalità di un tavolo imbandito sotto una finestra spalancata contro un cielo che promette dolci fughe del pensiero. Le sculture sono di una morbida rotondità che attrae le mani. Fome di strani animali, incrocio di specie.

ARTISTA MIGRANTE - Una vita da emigrante quella di Fernando Botero, nato il 19 aprile 1932 a Medellin (Colombia). Ad influenzare i suoi primi acquerelli sono le corride; iscrittosi all'Accademia di San Marco di Firenze, tra il 1953 e il 1954, incontrerà i dipinti di Giotto e Adnrea del Castagno, studiando poi la tecnica della pittura "a fresco". Cresce così la sua passione per il Rinascimento Italiano e viaggia molto nelle campagne toscane alla scoperta di Piero della Francesca. La sua mostra del 1955 a Bogotà suscita aspre critiche, ma sposatosi e avuto il primo figlio a città del Messico, egli scopre la possibilità di dilatare ed espandere i volumi in una maniera tutta sua. Del 1957 è la sua prima personale a Washington. Nel 1958 vince il primo premio dell'XI salone colombiano con l'opera "La camera degli sposi", omaggio a Mantegna. Dopo la nascita del terzo figlio, nel 1960, si trasferisce a New York. Tra il '67 e il '70 viaggia tra Colombia, New York e Europa e in Germania resta affascinato da Durer. Nel 1999 espone alcune delle sue opere a Firenze.