Fatica contemporanea

Annullare lo spazio con le immagini e al contempo dilatarlo con i suoni: è la sfida che l'artista friulano Daniele Puppi lancia all'Hangar Bicocca

Un'immagine si aggira per la città: è il manifesto che promuove la mostra Fatica 16 di Daniele Puppi, all'Hangar Bicocca. Se l'avete incontrata, per le strade o sui giornali, saprete che raffigura un dito umano che si tappa un orecchio. E' un consiglio più che un'anteprima della mostra.

SPAZIO D'AUTORE - L'installazione video di Puppi è un filmato proiettato sull'intera parete di fondo dell'Hangar. L'immagine è quella di un uomo che impugna dei piatti da orchestra, a braccia spalancate. Improvvisamente le braccia si tendono in avanti in un gioco di immagini e prospettive tridimensionali, i piatti si colpiscono e il rumore è fortissimo. Si tratta di un lavoro site-specific, Puppi ha infatti trascorso 16 giorni nell'Hangar studiandolo da cima a fondo per far sì che le pareti restituisero i suoni diversamente, a seconda del materiale che le costituisce. L'artista friulano spiega: "E' stato fatto un lavoro certosino. E' stato prezioso l'aiuto di alcuni ricercatori del suono, specialmente di Marco Cossu. Ma la tecnica è una magia che deve restare in secondo piano rispetto all'opera. A me importa lavorare con lo spazio:  voglio riuscire a fare qualcosa che lo trasformi, pur senza modificare la sua natura, è una sorta di atto d'amore".

PERPLESSITA' E VIBRAZIONI - In genere davanti alle installazioni, lo spettatore comune reagisce in prima battuta con perplessità, chiedendosi: "Questa è arte?". Inutile negare che accade anche con Fatica 16, persino una giornalista si lascia scappare un commento irriverente: "Vogliono attentare al nostro udito, oltre che alla vista?". E' necessario prendersi del tempo, avvicinarsi all'immagine, seguire l'ideale corridoio centrale che porta dritto alla t-shirt nera del suonatore di piatti e lì, nel silenzio che prelude al nuovo colpo imminente, un silenzio che è anche interiore, emerge forte e chiara una vibrazione interna, che ci dice esattamente come stiamo in quel momento. Non sarà stato l'obbiettivo principale dell'artista, ma in quel frangente vengono in mente i celebri versi: "Ognuno sta solo sul cuor della terra/ trafitto da un colpo di piatti:/ ed è subito sera".

© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati