Mostra Dylan Dog, Recensione

Dylan Dog: 25 anni nell'incubo

Al WOW una mostra rende omaggio al detective creato da Tiziano Sclavi

Fa effetto trovare Dylan Dog in un museo. È segno che è volato un quarto di secolo. E l'intenso pellegrinaggio alla mostra 25 anni nell'incubo, al WOW di viale Campania fino a dicembre, conferma quanto questo personaggio sia amato da più generazioni, pronte a tornare a confrontarsi sull'Indagatore dell'incubo.

IL RUOLO DI BONELLI -
La festa è iniziata sotto tono perché la scomparsa recente di Sergio Bonelli rilancia una puntigliosa riflessione: Dylan Dog ha preso piede grazie alla penna di Tiziano Sclavi, ma anche alla testardaggine di un editore innovativo e visionario come Bonelli, che ha saputo bilanciare la creatività dell'artigianato in bottega con le esigenze industriali. Tuttavia, resta sempre il dubbio su quale sia la strada maestra affinché un anniversario non diventi solo autocelebrazione.


UN CULT IN MOSTRA - È emozionante accarezzare con mano le tavole originali di Stano, Villa o Casertano; è nostalgico rivedere i vecchi albi che correvamo a frugare in edicola; è appassionante toccare con mano gli oggetti dell'Indagatore dell'incubo o vederlo parlare in lingue diverse attraverso le copertine degli albi pubblicati all'estero, segno che Dylan ha funzionato anche oltre le Alpi. 


DYLAN E NOI - Eppure, è come se l'estrema attualità del detective di casa Bonelli sia così piena di provocazioni da stonare tra le teche di un museo, nella cornice che dovrebbe far della festa il momento di raccoglimento per guardarsi intorno. E intorno a noi non c'è lo splatter, c'è l'orrore di una quotidianità che tenta in tutti i modi di affossare l'umanità, che per fortuna galleggia ancora nell'anima di Dylan Dog. Forse è legittimo chiedere proprio a lui una mano per affrontarla. E se capitasse anche fuori dalle mura di una mostra, probabilmente non sarebbe la fine del mondo.