Design Seating for Design Eating

Sette sedie pensate per i nuovi templi del buongusto. Da "provare" al Salone Internazionale del Mobile

Per mangiare bene è essenziale stare comodi. Del resto, cosa sarebbe una buona cena consumata in un ambiente poco confortevole e rilassante? Ecco allora l'idea di un'azienda friulana quale Fornasarig, leader nella produzione di sedie dal lontano 1878: lanciare una nuova linea di sedute disegnate da progettisti internazionali, capaci di soddisfare le esigenze di comfort e design dei ristoranti contemporanei, quelli in cui anche l'occhio vuole la sua parte.

UN'AZIENDA, UNA FILOSOFIA
- Oggi Fornasarig Sedie Friuli si distingue per la sua produzione di complementi di arredo dedicati ai luoghi della collettività: sedie, divani e tavoli per alberghi, ristoranti, navi, sale conferenze, teatri e scuole. Il materiale preferito? Indubbiamente il legno, vuoi per il suo forte legame con la tradizione, vuoi per la sua estrema duttilità e tattilità. E, nello specifico, il faggio, al tempo stesso forte ed elastico, in grado di assorbire gli urti e di resistere alle flessioni. Senza dimenticare di utilizzare solo quello proveniente da coltivazioni selezionate e sottoposte a cicli di rimbostchimento. Una scelta etica e indubbiamente lodevole.

LE SETTE PROTAGONISTE - Belle e raffinate, le sette sedie presentate al Salone Internazionale del Mobile dal 13 al 18 aprile (pad. 10, stand. D15, Fiera Milano Nuovo Polo Rho-Pero) sono un vero tributo alla creatività nordica, con felici incursioni nel panorama italiano e nipponico. Sette sedute, diverse per foggia e stile, ma tutte estremamente comode e pratiche. Gap chair, del designer Werner Aisslinger, è essenziale e leggera, ergonomica e minimalista oltreché facilmente impilabile. Dress chair, di Shin Azumi, è invece caratterizzata da eleganza e bellezza formale. Quasi antropomorfa, visto che richiama una donna in abito da cocktail che mostra le spalle e le gambe nude. Primo chair, di Sebastian Bergne, è stata progettata pensando ai ristoranti giovani e dinamici, vista la sua assoluta praticità. Ditadidama chair è frutto della collaborazione di Riccardo Blumer e dell'italiano Matteo Borghi. Una sedia leggera e strutturata, di tipo esoscheletrico, ottenuta mediante una sottilissima "pelle" esterna di impiallacciatura di legno supportata da una struttura interna di materiale a bassa densità. Basicwood chair, di Christophe Pillet, è molto simile a una poltroncina, versatile, semplice e discreta. Loop chair, di Ilkka Suppanen, ha un look e un sapore contemporanei e combina perfettamente la cultura italiana con quella finlandese. Infine, Blades chair, di Jakob Wagner,  prende spunto dalle pale delle eliche e dai remi dei kayak. Risultato? Una sedia esile e anatomica, il cui schienale diviso ha un chiaro riferimento alla schiena umana. Sedie fatte dagli "chef" dello spazio per gli chef del terzo millennio.