Design Anonimo in Italia

Oggetti comuni e progetti incogniti nel libro di Alberto Bassi

Dietro ad ogni oggetto c'è un progetto che è un percorso che conduce da un'idea funzionale ad un artefatto estetico, considerando tecnica, forma, natura e tipologia di fruizione del prodotto.

PROGETTI INCOGNITI ITALIANI - Tutto ciò che non è presente in natura è stato ideato da qualcuno, ma spesso questi rimane ignoto. Da tal concetto prende spunto il libro di Alberto Bassi, edito da Electa, Design Anonimo in Italia. Oggetti comuni e progetto incognito. In un momento in cui viene data grande rilevanza alla "firma" del designer o del brand, più in generale in una fase di trasformazione delle merci estetiche contemporanee, meritano di essere sostenute e proposte ad exempla le "normali" virtù del design anonimo. Alberto Bassi, docente di Storia del design all'Istituto Universitario di Architettura di Venezia (IUAV), si concentra sui prodotti italiani che, per le loro qualità, segnano la storia delle imprese del nostro paese e sono in produzione da anni. Si tratta di oggetti capaci di restituire la storia da cui provengono e il contesto in cui si collocano: cultura del progettista e dell'impresa dunque e momento tecnologico o sociale.

OGGETTI ANONIMI - La maggioranza degli oggetti che quotidianamente utilizziamo sono "anonimi" dal punto di vista del design, sono cioè no-name e no-brand. Il loro punto di forza non è né l'ideatore, né il produttore, ma l'idea che questi oggetti rivelano. Essi costituiscono la soluzione a un problema e offrire piacevolezza fisica o formale. Inoltre continuano ad essere fra gli oggetti di uso più ricorrente - dai prodotti "usa e getta" alla moka, dai mobile phone ai computer ai Post-it alla penna Bic. L'inventario del design anonimo italiano identifica oltre settanta oggetti, dall'età preindustriale ai nostri giorni (la moka Bialetti, l'Ape Piaggio, le sedie di Chiavari, il borsalino, la tuta, il tram di Milano, la tripolina, la pentola a pressione, il gelato, la coppa del nonno e il Campari Soda), che configurano la prima sistematica ricognizione di questi prodotti nel nostro paese.

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