Buena Vista. Mezzo secolo di grafica cubana

Alle Stelline 100 manifesti raccontano 50 anni di storia cubana

Il rosso e il nero, El Che e Fidel. Sono queste le prime impressioni che rimangono nella mente se chiudi gli occhi subito dopo essere entrato nella Sala del Collezionista del Palazzo delle Stelline, dove è allestita la mostra Buena Vista. Mezzo secolo di grafica cubana, inaugurata il 13 gennaio e visibile sino all'11 febbraio. Più di cento opere grafiche, raccontano cinquanta anni di Cuba dalla caduta del regime di Batista ai giorni nostri.

Il percorso visivo, organizzato secondo un ordine cronologico, ha infatti inizio con la serigrafia "Fidel Castro", contenuta nella teca d'onore della Sala, realizzata e firmata da Eladio Rivadulla Pérez. La stampa, prodotta nella notte del 1° gennaio 1959, non solo è un'opera celebrativa, ma anche il primo manifesto della rivoluzione che tappezzò le strade di L'Avana. Riconosciamo un giovane e fiero Fidel, stagliato in bicromia rosso e nero, sui colori della bandiera del movimento del 26 de Julio. Les affiches sono in primo luogo legate alla propaganda politica, conosciuta soprattutto grazie all'immagine affidata al volto icona di Ernesto Che Guevara, paradossalmente diventata oggi oggetto di un vero e proprio business (pensiamo, ad esempio, ai diari scolastici realizzati sfruttando l'immagine del rivoluzionario medico boliviano, per non parlare poi delle magliette rosse con la stampa nera del suo volto e lo sguardo verso destra). Fra queste si impone l'opera, rigorosamente bicromatica, di Antonio Pérez, del 1968, battezzata con il celeberrimo slogan della rivoluzione Hasta la victoria siempre.

Lo spettatore, oltre ad essere attratto dalle immagini e dai colori, non può che essere incuriosito anche dall'uso di più vernacoli oltre alla lingua spagnola. Si tratta dei manifesti dell'OSPAAAL, l'organizzazione di solidarietà con i popoli asiatici, africani e dell'America latina, in cui ritroviamo frasi in francese, inglese ed arabo.

I cartelloni non sono solo legati alle vicende politiche e rivoluzionarie dell'isola caraibica, ma sono anche mezzi di comunicazione sociale inerente alla sensibilizzazione alla scolarizzazione o al risparmio idrico. Sono presenti le locandine legate alla produzione cinematografica, cubana e non, testimoni di una più ampia libertà artistica.

È strano sapere che in una sala è racchiuso e raccontato mezzo secolo di storia, non puoi fare altro che chiederti cosa avrà provato veramente il popolo cubano nel corso di questi 50 anni alla vista di quei messaggi che predicavano "paz y libertad", ma che dovevano convivere con stili di vita tutt'altro che tali. Mi guardo attorno e trovo, forse, consolazione nella frase, che occupa per intero una parete della Sala, "no hay bloqueo para las ideas" (non c'è embargo per le idee).