Museo del Novecento - Milano, Arengario

Benvenuto, Museo del Novecento!

Apre il museo con Boccioni, Carrà, Fontana, Burri e tanti altri. Per viaggiare nella storia dell'arte del Secolo Breve

Dopo tre anni di lavori, il palazzo dell'Arengario torna alla città nelle vesti di nuova attrazione museale: da lunedì 6 dicembre ospita infatti il Museo del Novecento. Niente acronimi per questa nuova casa milanese dell'arte, che si presenta già dal nome per quello che è: un percorso nella storia della pittura, della scultura, delle installazioni del Secolo Breve, un trait d'union fra la GAM di Villa Reale e il prossimo Museo d'Arte Contemporanea (su progetto di Daniel Libeskind) che vedrà la luce nel 2013 nel cuore di City Life.

IL CONTENUTO - Le opere proposte provengono dalle raccolte civiche, molte sono in arrivo dalla Casa Museo Boschi Di Stefano, molte altre dalla GAM. A dare il benvenuto al visitatore, una selezione dell'Avanguardia internazionale dalla collezione Jucker (acquisita dal Comune nel '92): Matisse, Picasso, Mondrian, tra gli autori. Ecco poi la Sala delle Colonne, tutta per i futuristi, Elasticità di Boccioni in primis. Si prosegue con Morandi, Guttuso, Marino Marini. Le sculture di Arturo Martini sono elemento di continuità con la sede espositiva: l'Arengario presenta infatti bassorilievi eseguiti da questo scultore. Si arriva agli anni '60 con il Manzoni, quello vero come dicono i Baustelle in Un romantico a Milano: Piero. La sua Merda d'artista non manca, come pure i lavori di Burri e di Lucio Fontana, al quale è stato riservato uno spazio speciale: un salone in cima al palazzo il cui soffitto è opera del Maestro, realizzata nel '56. Qui, sotto gli occhi della Madonnina e della folla che transita per Piazza Duomo, "lievita" la Struttura al neon (del '51) nella sua leggerezza di scultura/installazione luminosa. Al  secondo piano, una passerella sospesa collega l'Arengario con Palazzo Reale: qui il percorso proponel'Arte Cinetica e Programmata (Munari, Dadamaino, tra gli altri), la Pop Art di Rotella e Schifano, l'Arte Povera di Merz e compagnia.  

IL CONTENENTE – In alcuni punti dell'edificio la vista sulla città è davvero suggestiva, quasi un gioco tra museo interno e museo esterno, quello del Novecento e quello a cielo aperto della città: la Torre Velasca da una parte, la Galleria Vittorio Emanuele dall'altra, e poi opere di Gino Pollini e di Bramante. "L'architettura entra dalle finestre" ripete infatti Italo Rota. Il designer, che ha curato il progetto all'Arengario, prosegue:"Un museo è un luogo dove camminare e pensare. È importante che nel percorso vi siano delle interruzioni, dove ciascuno, dalla visione delle opere, si possa fare il suo film". E ancora: "Mi piace pensare a questo museo come ad una installazione, che esiste dal momento in cui la guardiamo e che solo visitandola col nostro corpo viene attivata, solo allora ci parla. Penso che questo museo incarni quel mix di creatività e ingegno tipico della storia italiana, ma che sia anche molto milanese, perché è il museo delle persone che guardano al futuro".

L'OGGETTIVITÀ DEI NUMERI – I numeri parlano da sé , e allora cominciamo dallo zero: come il costo di ingresso al museo fino a fine febbraio. Dal 1° marzo 2011 la visita sarà accessibile a tutti grazie a un biglietto decisamente low cost:  5 Euro l'intero, 3 per il ridotto. Più alto il "prezzo" del Museo del Novecento: la sua realizzazione è costata quasi 28milioni di Euro (di cui uno e mezzo per l'allestimento); 80 gli operai impiegati ogni giorno, con picchi massimi di 200 addetti, per un totale di 1400 ore di lavoro. Le 800 persone che la struttura può contenere un'unica "tranche" devono dire grazie a questi sforzi, che hanno reso possibile l'esposizione di 400 opere su 4mila mq (circa la metà dell'intera area del museo, che comprende anche un bookshop e un ristorante).

POSIZIONE CRITICA – Una delle opere esposte al pubblico gratuitamente è Il Quarto Stato di Giuseppe Pellizza da Volpedo, precedentemente alla GAM. Nulla da discutere sull'opera, casomai qualcosa andrebbe detto su come e dove è stata posizionata. A proteggerla è stato posto un vetro che garantisce riflessi a ogni ora del giorno, a farne le spese è la visione del quadro. Poi la posizione: collocata sulla rampa di salita della torre che conduce in cima all'Arengario, accanto a un montacarichi, in una zona di passaggio. Ci appare una scelta un tantino infelice per un'opera di tale significato artistico e morale, senza contare che nei momenti di pienone sarà una bella impresa riuscire a goderne appieno. Spazi espositivi sono stati ritagliati anche in prossimità degli ascensori e delle scale mobili: molti Manzoni e Morandi si trovano proprio in queste zone, riproponendo il problema della serena "fruibilità" delle opere. Non che la festa sia per questo rovinata, anzi, vien voglia di portarsela anche a casa: è possibile farlo, in qualche misura, grazie al catalogo edito da Electa (Euro 40,00). Molto ben fatto, con saggi critici come quello del neo direttore del Museo Marina Pugliese e con schede riservate a ciascuna opera esposta: come se fosse l'album fotografico di una "vacanza" dentro l'arte del XX secolo, il viaggio dentro al neonato Museo del Novecento.

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