Beatles: è tutto un 68

Rivoluzioni rock e stravolgimenti storici corrono pari passo in una mostra allo Spazio Oberdan

La mostra si intitola Beatles '68. Tanto fondamentali gli uni per far nascere la musica che oggi ascoltiamo, tanto imprescindibile quell'annata per il nostro modus vivendi attuale. Quarant'anni sono passati dal 1968 (se la matematica non è un'opinione) e l'anniversario ha scatenato sin dai primi giorni del 2008 una serie di interventi su ogni quotidiano per ricordare di volta in volta un evento, un artista, un libro, un film che hanno segnato la vita collettiva di noi occidentali. Fatti che ci hanno regalato o strappato un pezzetto di libertà. Inevitabilmente ciascuno tira le sue conclusioni su cosa resta, e se quel qualcosa sia di segno positivo o negativo.

UN POP DI STORIA - Allo Spazio Oberdan la Provincia di Milano ha organizzato questa esposizione in cui la storia del '68 si snocciola insieme agli album, ai film, alle hit del gruppo di Liverpool. La Primavera di Praga guarda in faccia i gadget di Yellow Submarine. A giugno Bob Kennedy si accascia sul pavimento delle cucine dell'Hotel Ambassador, trascinando con sé il sogno americano, a novembre esce il capolavoro The Beatles, meglio conosciuto come White Album. In mostra c'è davvero: una copia della prima uscita del disco, quella a tiratura limitata, con numerazione progressiva apposta sulla cover immacolata, con il titolo in rilievo che le edizioni successive non hanno. Quante leggende dietro a quel disco, come dietro gli altri per la verità: anche di questo si nutre il mito e i Beatles lo furono eccome.

MITI E LEGGENDE - Una vetrata a specchi si ricopre delle sagome adesive di John, Ringo, George mentre attraversano Abbey Road e ovviamente non manca uno scalzo Paul McCartny, che qualcuno ritenne morto e sostituito da un sosia, vallo a spiegare a quelli che l'hanno sentito cantare a Roma nel 2003. Dietro quello specchio c'è una sala dove vengono proiettati i filmati dei concerti e c'è solo da immaginarsi la gioia di chi riuscì a conquistarsi un biglietto per la sera in cui i 4 baronetti suonarono a Milano. Era il 1965, location designata fu il Vigorelli, un nome che oggi evoca altre vicende, altre questioni, altri problemi che fan sembrare ancora più lontani quegli anni.

SIPARIO - Accanto all'euforia per la chicche esposte, tra i poster e le immagini dello Spazio Oberdan si fa strada la malinconia, complice Hey Jude e Across the Universe in sottofondo. Forse i veri complici però sono Help! e A hard day's night e Lady Madonna. Che di nostalgico nel ritmo hanno ben poco, sono solo colpevoli di ricordarci o farci immaginare l'innocenza delle scoperte dei primi balli, dei primi rock, dei primi viaggi a bordo di sostanze poco lecite, le prime proteste contro lo status quo. E' possibile avere nostalgia per qualcosa che non si è mai vissuto? Chissà. I più giovani da principio stentano a capire il perchè di tanto clamore per l'assassinio di John Lennon (accaduto molti anni dopo, nel 1980), vero pure che i Beatles si sciolsero già nel 1970, ma forse fu proprio allora che su quell'epoca di innocente scoperta calò il sipario. Qualcuno è ancora in piedi ad applaudire.