Bacon e Thanatos: attrazione fatale

Milano ritrova la sconvolgente opera dell'artista irlandese dopo quindici anni anni dall'ultima personale

Se c'è una cosa che non ti aspetti di vedere ad una mostra antologica di Francis Bacon è una madre col figlio di due anni circa. L'età è dopotutto ancora giusta: fosse più grande di un altro anno e mezzo, probabilmente il bambino  piangerebbe invece di accontentarsi di giocare sulla moquette di Palazzo Reale. La pittura di Francis Bacon non ha alcuna pretesa di soddisfare un godimento estetico, anzi si concentra sul deforme e sull'inquietante.

THANATOS - In una delle prime sale di Palazzo Reale sono presenti fotografie dello studio di Bacon, con camera da letto ordinatissima e lo studio vero e proprio dove non sapresti neanche da che parte girarti. Ma soprattutto ci sono alcuni libri e appunti e schizzi dell'artista. Fra questi una pagina del Time, con le immagini dei visi di due donne sfregiati dall'esplosione di una bomba. E' la caducità l'elemento che conta per Bacon: lo strato di marciume di morte che ristagna sotto la superficie liscia delle nostre pelli, ovunque noi le portiamo. Tra i numerosi dipinti dunque, non c'è ritratto o studio di figura che mostri volto o corpo completamente intatto.

ARTE E DEFORME - Bacon sembra accanirsi sulla bocche: spalancate e piene di nero o dal sorriso grottesco; i tratti morfologici sovvertono le regole della prospettiva e delle proporzioni. Gli autoritratti che si trovano a percorso quasi ultimato non si salvano, anzi le tele riportano i segni di quella che sembra essere l'impronta di una ciabatta, un cerchio bianco fatto con un bicchiere, le forme sembrano aver sofferto l'azione di uno straccio imbevuto di solvente. La deformazione aumenta con gli anni, il culmine arriva negli anni '80, dove però i tenebrosi sfondi si aprono ai colori pastello, ad accentuare lo stravolgimento dei corpi. Ogni sala riporta il pensiero di Bacon, uno recita: "Per me la deformazione dovrebbe dare all'immagine una maggior intensità, la deformazione è un danno per l'illustrazione, non per l'arte".

USCIMMO A RIVEDER LE STELLE - Le ultime opere in mostra, quelle cronologicamente più vicine, hanno pennellate che si valgono di colori più chiari,  il rosa della pelle (Tre studi di dorso maschile) ci distrae dal contorcersi di gambe, piedi, spalle. Ma l'ultimo lavoro proposto è La duna di sabbia: sul suo sfondo rosso Bacon tracciò le linee nere di un parallelepipedo (forma che ricorre in altri quadri, come a sottolineare la finitezza della condizione umana: "Tu sei qui e ora!"), ma al centro di esso c'è una sfocata massa rosa sbiadita. Difficile pensare a una duna di sabbia e non a uno dei suoi uomini ritratti, semplicemente liquefatto. Si esce all'aria di Milano e nonostante il grigio vien voglia di vivere. Grazie Bacon.