Amaranto

Cecità, egoismo e possessività nel romanzo dell'autrice emergente Marianna Grillo

In Italia ci sono ancora piccole case editrici che investono nei giovani. Demian edizioni recluta all'interno del suo catalogo Amaranto di Marianna Grillo (Euro 13). In meno di 150 pagine la giovane autrice partenopea affronta l'amore, scompaginando il solito tracciato per deformare e riformare i sentimenti nella cecità, nell'egoismo, nella possessività.

L'INNAMORATO E LA SUA GOMENA - Daniel, il giornalista venuto lontano, si ritrova agguantato nell'universo femminile di Valeria e Caterina. Lo sfondo è Napoli il cui "Vesuvio era un imbuto nero, dava la sensazione di un flagello sedato". È come se il vulcano fosse l'emblema delle afflizioni di una città dopo vent'anni di regime bassoliniano. Sì, l'amore vuole amore, ma chi legge Amaranto soltanto nell'ottica di un sentimento contorto accartoccia l'altro significato. La relazione tra l'innamorato e la sua "gomena" esprime anche l'amaro rapporto tra un popolo e la sua terra, come se questa possessività costringesse i napoletani a non essere mai padroni di niente.

AMARANTO - La scrittura della Grillo non è patinata, è diretta, svelta, serrata e lascia ai personaggi prendersi il ritmo del racconto. In copertina non ci ritroviamo Il bacio di Klimt, iconografia accecante della sopraffazione, ma la pittura delicata di Stefania Lai: la sua Donna amaranto sussurra quella quiete, che prima o poi tornerà, forse in un altro tempo, per ognuno dei personaggi. E i protagonisti, a cominciare da Daniel, rappresentano la generazione a cui appartiene l'autrice Marianna Grillo: costantemente precaria, ma pronta a rialzarsi e a lottare affinché quella maglietta dei Clash – che copriva "le spalle larghe e chiare" del protagonista - si trasformi nella bandiera che reastituisca al futuro l'ultima nota intonata del passato.

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