Alla periferia del Boom

Nel nuovo libro di Aldo Zecca, un pezzo di storia italiana degli anni '60

ALLA PERIFERIA DEL BOOM -Di una spavalda bellezza, con le mani in tasca, un'aria da bullo, ma di quelli buoni, che profumano di biscotti, e con una canzone di Bobby Solo tra i denti. Così uno dei protagonisti di Alla periferia del Boom appare mentre viene giù da Scarpatetti, la zona vecchia di Sondrio. Dopo Bronx Subalpino e Ognuno manda i suoi S.O.S., è usicto il 25 novembre 2006 il terzo romanzo del sondriese Aldo Zecca. Come sempre l'ispirazione viene dai luoghi dove lo scrittore è cresciuto e tutt'ora vive e i personaggi sono basati su amici e conoscenti. I tempi sono quelli degli anni Sessanta, effervescenti di eventi storici e di grandi drammi dell’umanità, di mutamenti culturali, economici, politici e sociali. Iniziavano a circolare nuove idee, nuovi modi di vita, grazie alla ripresa economica dopo la seconda guerra mondiale. Si tornava ad essere "ricchi" e ciò lo si poteva constatare dalla farcitura dei panini che non si chiamavano ancora "hamburger" o "sandwich". I giovani si sentivano vitali e promotori di una nuova era, convinti di potere stravolgere il mondo secondo istanze genuine e istintive, cosa che ai giorni nostri risulta difficile, a causa della corruzione dei valori che troppi genitori portano come modello ai figli. Gli anni '60 in cui non ci si lamentava senza almeno darsi da fare per cercare di migliorare. 

OLTRE I CONFINI - Aldo Zecca ci racconta tutto questo attraverso la storia semplice di quattro amici, il Pelo, il Piccolo, il Bomba e il Taleggio. A fare da sfondo una Sondrio riservata, rocca di finestre serrate, tapparelle abbassate, veneziane socchiuse da cui si odono radio accese e da dietro alle quali osservare il mondo, mantenendo però un certo distacco. Fra queste case si muovono i quattro giovani, con la convinzione di "essere qualcuno", solo grazie ad un atteggiamento da bullo. Ma basta guardare un po' più in là dei confini del quartiere o della città, dall'orizzonte costituito dal Lungomallero, per scoprire che i bulli non riscuotono tutto questo successo altrove. In bilico fra l’essere ancora dei bambini e il diventare uomini, cresciuti a pane di segale e Casèra, i nostri quattro ci fanno sorridere, alle prese con peripezie di tutti i giorni, dalle uscite con le ragazze alle risse fra "bande", dalla tenera amicizia che li lega al voler dimostrare di essere dei duri con imprese eroiche, pur nel loro piccolo. Continuando sull'onda dei due libri precedenti, il progetto dell’autore è quello di dare vita ad una letteratura della storia moderna della nostra terra, snodando la narrazione su due strade, quella valtellinese e quella italiana. Una letteratura della nostra identità nordica che vuole ricordare il nostro recente, comune passato, presentandoci caratteri diversi, legati da uno stesso luogo, descrivendoli con affetto e buona capacità d'introspezione.

UN PEZZO DI STORIA ITALIANA - La periferia attorno a cui ruota la narrazione è quella del boom economico e quella periferia è la Valtellina, dove, si sa, le mode arrivano dopo, a causa dell'isolamento geografico a cui è soggetta. Quest'isolamento si impossessa troppo spesso delle persone più fragili, che non hanno la forza di reagire, ma i quattro giovani protagonisti se ne vanno allegramente per le vie di Sondrio e li immaginiamo un po' somiglianti ai Fab Four di Leaverpool, quattro Beatles nostrani, capelloni, piuttosto pacifici e non complicati. Alla periferia del Boom è un piacevole racconto in cui qualche adulto un po' si rivedrà o rincontrerà qualche amico e in cui i più giovani potranno trovare curiosi spunti per conoscere meglio una storia che non deve andare persa.