Die Hard 5 recensione

Un cowboy a Chernobyl

Nel quinto capitolo di "Die Hard", Bruce Willis è ancora John McClane

Battute al vetriolo, T-shirt sporca di sangue e situazioni al limite del possibile. In Un Buon Giorno Per Morire, a.k.a. Die Hard 5l'inossidabile Bruce Willis si diverte a reindossare i panni del poliziotto che lo ha reso celebre, John McClane. Un cowboy, come spesso lo etichettano i nemici, calamita di complotti che non cerca certo di evitare. Stavolta i guai sono in Russia, dove il nostro eroe si reca per ricongiungersi con il "discolo" figliolo, il Jai Courtney del serial Spartacus. Chi conosce la saga sa bene che gli eccessi si sprecheranno: d'altronde, è noto a tutti, a Mosca è facile imbattersi in fanatici del nucleare...

Dopo molteplici sequel, lo smalto non è quello di un tempo. E fare un paragone con i precedenti capitoli sembra quasi inopportuno. Meglio considerare questa pellicola per quello che è: un escamotage per godersi inseguimenti ed esplosioni, per scoprire se dietro a tutto c'è l'immancabile rapina e come il protagonista riuscirà ad abbattere il velivolo di turno (in questo caso un imponente Mi:26). Sceneggiatura autoironica e dialoghi a volte deboli, il regista John Moore (Max Payne) ci propina una scontata diatriba generazionale per congiungere le scene action, ben dirette e spettacolari. E non stupiamoci se la scena finale si svolge a Chernobyl con i nemici in tuta e i nostri eroi in canottiera.

In sala dal 14 febbraio: le ragazze avranno un'idea su cosa regalare ai loro fidanzati...
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