Tutta colpa del caramello!

Il cinema libanese porta una ventata di freschezza con lo sguardo femminile di Nadine Labaki

Questa volta è tutta colpa del caramello, ed è la volta buona che non si tratti di sdolcinati desideri. Sì, il caramello, strumento tradizionale per fare la ceretta e tirare in ballo il microcosmo femminile sotto l’ombrellone medio-orientale. Finalmente, dopo un'abbuffata di cine-panettoni, la voracità di pubblico o cinefili si sposta verso una filmografia più riflessiva. C’è voluto l’istinto di una regista libanese, Nadine Labaki, a riportarci in Medio Oriente, arrivando a Beiruth attraverso il mare mosso del Mediterraneo. Il bel film Caramel, candidato all’Oscar come miglior film straniero, è un bel ritratto femminile, che nasconde sotto il cappotto della sceneggiatura grottesca il pretesto incauto di filare il legame delle vite di cinque donne libanesi. Nadine Labaki ha 33 anni e fa parte di quella generazione spinta dal desiderio di raccontare la sua terra in maniera diversa.
 
CINEMA LIBANESE - Non ne possiamo più dei soliti stereotipi che ripropongono il Libano come terra arsa dalla guerra e dilaniata da squilibri politici, religiosi, sociali. Sbirciando nella recente filmografia libanese appaiono titoli forti come West Beiruth di Doueri o Sotto le bombe di Aractangi (nelle sale italiane dal prossimo 11 aprile). Chi lo ha detto che il cinema non possa raccontare più storie semplici ed emozionanti, sottraendo il Medio Oriente dalla centrifuga mediatica da tubo catodico? La macchina da presa di Nadine ci ha contagiati ed è forse ora che si parli di cinema libanese. Non per tirare in ballo qualcosa di nuovo, frutto di idiosincrasie da tendenza del momento, bensì per mettersi sulle tracce di una nuova scuola di emozioni visive. Negli anni novanta, dentro e fuori dai festival, abbiamo ritrovato il puro e semplice neorealismo cinematografico nelle produzione audiovisiva iraniana. Registi come Makhmalbaf (dal pubblico ricordato per Viaggio a Kadahar del 2001) o Kiarostami hanno portato l'Iran al centro dell’attenzione di critica e di pubblico. E se adesso fosse l'ora del Libano da grande schermo?

VISIONI LONTANE - Mi piacerebbe che un film Caramel ci aiutasse a restare in apnea, ad immergerci nella profondità di questa nuova scuola cinematografica del Libano. Prima di questo convincente esordio, Nadine Labaki ha fatto ruotare la camera a 360 gradi, sperimentando persino il linguaggio dei video musicali, inseguendo le nuove vj del sound libanese. E poi chi lo ha detto che i libanesi siano gente triste? Sono allegri ed hanno un procace senso dello humor, come tutti coloro che hanno la fortuna di essere figli di quella grande famiglia da “popolo del Sud”. Il riappropriarsi di radici, di un “meridionalismo” che si slancia verso il Medio Oriente. E’ legittima questa voglia di prendere il primo volo per Beiruth, girare per le strade della capitale libanese, catapultarsi in una sala per farsi raccontare l’altra faccia di un paese. Ben venga allora questa “voglia di caramello!”.