Recensione Source Code

Source Code: l'action thriller ricomincia da capo

Jake Gyllenhaal torna indietro nel tempo per scoprire il bomber di un treno a Chicago

Dopo Moon, gioiellino di fantascienza nonché opera prima, il regista inglese Duncan Jones (classe 1971, figlio di David Bowie, ndr) torna in sala con Source Code e dà ulteriore prova del proprio talento.

FANTA-ACTION IN SALSA THRILLER - Rispolverando la grammatica di Ricomincio da capo (commedia interpretata da Bill Murray), Jones racconta la missione speciale affidata al soldato Colter Stevens (interpretato da Jake Gyllenhaal). In forza in Afghanistan, il militare statunitense, tramite una sofisticata tecnologia, viene catapultato di continuo indietro nel tempo e vive ripetutamente otto minuti ben precisi per cercare di sventare un attentato terroristico sopra un treno. 

LOOP VINCENTE - Una volta presa confidenza con la formula "ritorno al passato", la trama, apparentemente banale, stimola riflessioni su aspetti più profondi, psicologici e sentimentali, che difficilmente cadono nel patetico. Il vero colpo di scena è proprio questa complicità con lo spettatore, il quale si ritrova a ragionare sul valore etico di certe attività militari, stimolato da inconsuete osservazioni dosate con parsimonia all'interno dei dialoghi e da un malinconico happy end che rendono il film, costato 32milioni di dollari, un piccolo capolavoro di genere.

LUI, LEI, L'ALTRA - L'intero cast funziona. Jake Gyllenhaal, smessi i panni di principino di Persia, risulta più convincente, facendo emergere la sua bravura soprattutto nei momenti in cui veste i panni di uomo militare, rispetto a quando è nel corpo di un passeggero del treno. Ottima Michelle Monaghan, sua compagna di viaggio nei ripetitivi otto minuti. Magnetici ed espressivi gli occhi azzurri di Vera Farmiga, anche lei parte del corpo militare, che bucano lo schermo e il display dal quale impartisce istruzioni. Visione consigliata. Al cinema dal 29 aprile.