Bling ring recensione film

Sesso, droga e Louboutin

Con "Bling Ring", Sofia Coppola racconta i vuoti generazionali nell'era dei social network

Dopo l'incursione nella vacuità adulta di Somewhere, Sofia Coppola torna a occuparsi di adolescenti con Bling Ring, attingendo direttamente dalle (vere) gesta dell'omonima banda losangelina di ragazzini ricchi, belli e annoiati che nel 2009 ammazzava il tempo saccheggiando le ville di celebrities come Lindsay Lohan e Orlando Bloom.

NO ALARMS, NO SURPRISES - Marc è l'ultimo arrivato in un liceo di L.A., impacciato, cicciottello, condannato all'emarginazione se non fosse per Rebecca, che lo elegge amico prediletto. Patiti di gossip, hanno una venerazione per certe inconsistenti icone dei nostri tempi (vedere alla voce "ereditiere, socialities e animali da tappeto rosso"). Inizia per caso: qualche furto a casa di amici e, da lì alla magione di Paris Hilton ,il passo è breve. Vengono coinvolte altre amiche: Nicki (Emma Watson), Sam e Chloe. I furti sono davvero un gioco da ragazzi: nessun sistema d'allarme installato dai proprietari, zero scrupoli da parte dei ladri. Che al massimo si chiedono: "Che si fa stasera? Andiamo da Paris?", manco fosse Zara. Borse, abiti, gioielli, droghe, psicofarmaci: milioni di dollari di refurtiva, talvolta smerciata per pochi soldi, più spesso indossata al liceo o nei club esclusivi della città, postata con autoscatti su Facebook, sguardo sexy e labbra a papera d'ordinanza, beninteso. 

I GRANDI ASSENTI - È difficile parlare di Bling Ring senza tirare in mezzo la morale. Del resto la stessa regista l'ha definito un "monito" e ha più volte espresso preoccupazione per l'ossessione per le celebrità, per il vuoto di valori e per la mancanza del rispetto della privacy da parte dei media (social network inclusi), pervasivi nel nostro presente. Un timore legato anche alla sua esperienza di madre di due bambine. E se il suo stile narrativo distaccato evita giudizi secchi contro i protagonisti, due figure nella pellicola non ne escono immacolate: quella degli adulti, del tutto assenti o impegnati a preparare colazioni a base di Xanax e filosofia New Age, e quella dei media. Ai protagonisti si illuminano gli occhi appena ascoltano o pronunciano le parole "Lindsay-Lohan", uno dei personaggi prediletti dai tabloid e dalla Rete (prima di Miley Cyrus, almeno). Insomma, per avere un idolo serve qualcuno che lo veneri, ma anche qualcuno che lo fabbrichi. Dimmi chi sbatti in prima pagina, ti dirò che teen-generation avrai.

In sala dal 26 settembre.