Recensione Scream 4

Scream 4

La consolidata coppia Craven/Williamson ritorna con una stuzzicante pellicola per veri intenditori di genere

La regola è semplice: se sei un fan dei primi tre Scream non morirai di noia. Perché il quarto capitolo della saga è entusiasmante, ma senza il "riassunto delle puntate precedenti" potrebbe sembrare un semplice gioco al massacro che si insinua fra le vite della scrittrice Sidney (Neve Campbell), lo sceriffo Linus (David Arquette) e la giornalista Gale (Courteney Cox).

STORY E NEW ENTRY - Sid, una Campbell impavida, ma sottotono nella recitazione, sceglie come ultima tappa per promuovere il suo romanzo Woodsboro, la propria città natale. È però un periodo infelice per ritornare, visto che in quei giorni cade il triste anniversario dei primi storici omicidi. E come per macabra magia sembra apparire un novello ghostface, che adesso sembra aver preso di mira Jill (Emma Roberts), la cuginetta di Sid. Ricominciano così le gag legate alla coppia sceriffo Linus e Gale Weathers, che conducono parallelamente le loro indagini per catturare il misterioso assassino dal volto mascherato. Il tutto condito da una nuova generazione di attori inserita nel collaudato contesto di "chi morirà adesso?". La vera sorpresa nel cast, ma non per i fan di Heroes, è Kirby, l'amica di Jill: una Hayden Panettiere su di giri che gareggia a colpi di citazioni con un Rory Culkin mai così capellone.

SCENEGGIATURA E REGIA - Tanti gli omicidi, sempre con lunghi coltellacci o pistole, ma mai eclatanti e sfacciati, perché la sceneggiatura di Kevin Williamson boccia le mode dei delitti spettacolari, tanto in voga nell'ultimo decennio, che rischiano di far etichettare certi film come dei monotoni porno-splatter. E dalla regia? Wes Craven, creatore della saga e uno dei fondatori del genere horror-slasher (film in cui il protagonista è un maniaco omicida spesso mascherato, ndr), nonostante abbia dichiarato di aver trascorso parecchie ore su Twitter per comprendere le nuove tendenze tecnologiche, non si spinge più in là di un paio di battute all'inizio del film sul reale pericolo che si può nascondere nell'accettare l'amicizia di un presunto maniaco assassino. L'idea della microcamera che registra live su un blog poteva essere sviluppata meglio, mentre l'unica vera variante è che per rispondere alle telefonate dell'assassino non si schiaccia più un bottone ma si usa lo slide to answer degli smartphone. Soliti camei per una scena iniziale a matrioska ed un finale ricco di colpi di scena. Al cinema dal 15 aprile e senza censura.