Quartet

Dustin Hoffman esordisce alla regia con un'elegante e garbata commedia sulla vecchiaia

Per il suo esordio alla regia, Dustin Hoffman sceglie la commedia e confeziona Quartet, dove materia del sorridere è la vecchiaia, argomento che tocca da vicino il neo cineasta. Lungi dal voler essere un insulto, l'affermazione è anzitutto veritiera: a dividere l'attore (classe 1937) dalla categoria "Ottuagenari indomiti" è giusto una manciata d'anni. Ma Hoffman sa affrontare l'affaire Senilità con garbo, intelligenza e ironia: o almeno riesce a farlo al cinema, come prova questo film elegantemente ironico e nient'affatto patetico.

LA TRAMA - Il quartetto che compone il titolo è composto da cantanti d'Opera ritiratisi dalle scene per sopraggiunti limiti di età. La scena si svolge nella ultra-chic Beecham House, casa di riposo per musicisti che qui passano il tempo tra una pillola per la pressione e una lezione di canto, vuoti di memoria e ricordi di un magnifico passato. Qualcuno fa di una nota frase di Bette Davis il suo mantra: "La vecchiaia non è posto per femminucce", ed è dura dargli torto. Eppure la direttrice di Beecham House, una bionda che sprizza salute e gioventù da tutti i (floridissimi) pori, dice di questi nonnetti: "Il loro amore per la vita è contagioso", e non mente. I personaggi ce la mettono tutta per organizzare un concerto benefico e coinvolgono l'ultima arrivata, l'altezzosa superstar della Lirica Jean Horton (l'impareggiabile Maggie Smith, 79 primavere, per onor di cronaca): la sfida è cantare il quartetto del Rigoletto come già fecero anni orsono. Più degli acciacchi, a ostacolare l'impresa saranno bestie sempiterne: orgoglio, paura, rancori. Riusciranno i nostri (anti) eroi a esibirsi, e magari a ricucire certi strappi?

LA REGIA -
Hoffman prende la pièce teatrale di Ronald Harwood e la traspone su grande schermo preferendo una regia di "basso profilo", senza intenti troppo ambiziosi. Non viene meno la godibilità di quest'opera prima, risultato di un certo distacco e di un pizzico di umiltà da parte dell'attore prestato alla regia. Frutto, forse, di una sana esperienza e saggezza, riconducibili - manco a dirlo – alla tanto temuta, ingrata, eroica senilità. In sala dal 24 gennaio.