Nicolas Vaporidis

Altra commedia sui giovani e per i giovani. L'attore romano confessa i suoi pensieri sulle donne e il mestiere di recitare

Non è passato molto tempo da Notte Prima degli Esami, ed ecco riunirsi sullo schermo la coppia Nicolas Vaporidis - Capotondi per la commedia Come tu mi vuoi. L'attore romano è indicato nel mezzo del gruppo della nuova generazione di attori destinati a brillare nel microcosmo del cinema italiano. Gli abbiamo chiesto di lui, delle donne e del mestiere di attore.

Cosa ne dici di fare un bilancio della tua prova d'attore in Come tu mi vuoi?
"Lavorare a questo film è stato entusiasmante. Mi piace che sia una commedia giovanilistica, espressione usata spesso con ribrezzo e credo a torto, perchè dopotutto rappresenta uno spaccato esistente nella realtà attuale, certo non dei migliori, e poi lo fa anche in modo duro, nonostante la pellicola sia in fin dei conti una favola".

C'è qualche punto in comune tra te e il personaggio di Riccardo?
"Non direi. A me piacciono donne che magari non sono bellissime, ma che hanno anche solo un dettaglio che le rende affascinanti e che sanno mettersi in gioco. Riccardo non è un personaggio che fa molta simpatia, ma ho cercato comunque di dargli un'anima".

Invece del personaggio di Giada, interpretata da Cristiana Capotondi, cosa pensi?
"Giada non è brutta, è trascurata. Questo è il suo grosso sbaglio, perchè trascurarsi è una colpa contro stessi prima di tutto. Lei non riesce a capirlo perchè resta chiusa nel suo snobismo, e anche questo è uno sbaglio. Nella vita si deve sempre cercare un equilibrio, nel caso di Giada tra la cura della bellezza esteriore e di quella interiore".

Da Notte Prima degli Esami sei diventato un personaggio popolare tra il pubblico giovane, probabilmente sei considerato da qualcuno anche un mito, cosa ne pensi?
"Noi attori non dobbiamo essere modelli, nè vogliamo esserlo. Siamo solo attori. A volte poi il successo fa credere altro. Io vivo l'affetto della gente a mio modo, penso che debba essere contraccambiato attraverso le scelte delle storie che io voglio interpretare. Il cinema alla fine fa questo, racconta delle storie, che poi magari danno anche un duro schiaffo alla realtà, come nel caso di Come tu mi vuoi. Detto questo, nel film ci sono dei personaggi di un tale squallore che spero proprio tolgano la voglia al ragazzino di turno di imitarli".

Per te cosa significa fare l'attore?
"L'attore è uno schiavo. Non è un artista libero che fa quello che gli pare, quello è uno stereotipo. Lo diceva anche Giannini: gli attori sono schiavi. Se il copione impone di dire quella frase, l'attore la dice, se il regista gli chiede di piangere deve piangere. Senza contare che l'attore fa parte di un meccanismo, quello dello show business, più forte di lui. Ma come dicevo prima, bisogna riuscire sempre a trovare un equilibrio tra le cose, anche nel mestire che fai".

Ti piacerebbe passare dietro la macchina da presa un giorno?
"No, il regista proprio no. Non fa per me, necessita di una capacità di giudizio e di responsabilità che ora non sono in grado di affrontare. Non avrei problemi a scrivere una sceneggiatura, ma io ho scelto di fare l'attore, io voglio stare davanti alla cinepresa".

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