Nanni Moretti

Il cineasta romano sfata il mito della sua laconicità presentando al pubblico l'uscita dei suoi film in DVD

Nanni Moretti, in un attacco di incurabile (per fortuna) "socialità", commenta l'uscita dei suoi titoli usciti in DVD: da Ecce Bombo! a Palombella Rossa (Warner Home Video, da Euro 19,90). Si presenta ai suoi estimatori con golf ceruleo e camicia rossa, il ciuffo non ancora brizzolato di splendido cinquantenne, confermando qualche clichè (fategli bere un cappuccino o almeno un latte macchiato!) e smentendone tanti altri, in primis la laconicità. 

Sono usciti per Warner Home Video i DVD di alcuni Suoi film, ne è soddisfatto?
"Il mio rapporto con il dvd come oggetto è migliore di quello con la videocassetta, anche perchè la cassetta è proprio un oggetto brutto. Mi è piaciuto lavorare  agli extra, ripensare dopo tanti anni al lavoro che ho fatto."

A proposito di contenuti extra, molti li ha selezionati Lei, ci può anticipare una chicca?
"Ho inserito alcune scene che sono state tagliate, per esempio in Aprile avevo girato una scena con Carlo Mazzacurati che urla da un terrazzo imitando gli strilli degli uccelli che funestavano il quartiere. Spesso ho fatto recitare nei miei film altri registi e anche critici cinematografici, come Tatti Sanguinetti in Sogni d'oro. Anche Piera Detassis ha recitato per me in un corto che non ho mai mostrato al pubblico, si intitolava Treno."

Nei suoi film spesso ci sono scene bizzarre, talvolta al limite dell'estemporaneo...
"Qualche volta mi capita di pensare, non necessariamente durante la fase di scrittura di un film, a un soggetto o ad una scena particolare. Dopo, quando sto scrivendo una sceneggiatura, cerco di inserire nel film quell'immagine, quella scena che mi è venuta in mente. Forse non è un metodo molto professionale, ma io lavoro anche così. Un'altra cosa che mi piace fare è mettere qualcosa della mia vita nelle pellicole che giro: le lunghe telefonate (io adoro parlare al telefono), l'insofferenza, i pranzi di famiglia, la scuola, la pallanuoto..."

Ci puoi raccontare se e come è cambiato il Suo modo di lavorare?
"Da principio scrivevo i miei film da solo, mi piaceva la solitudine dello scrivere, poi ho scoperto che lavorare con altri poteva essere più stimolante. Ma anche dopo questo cambiamento ci sono stati dei film che richiedevano un mio lavoro "in solitario", senza "interferenze" di altri. E poi in passato prediligevo dare attenzione al cosiddetto linguaggio cinematografico, al come raccontare una storia. Poi ho imparato a dare importanza all'intreccio, alla storia in sè."

Lei arriva dall'esperienza del Torino Film Festival, di cui era direttore. Come ha selezionato i film in concorso?
"Non sono uno di quei direttori che sa dire: "Guarda la tendenza del cinema contemporaneo è questa". Ho selezionato film diversi per produzione: a basso budget, ma anche produzioni più costose. E poi c'erano 12 film girati su pellicola e 3 in digitale, film americani, francesi, nessun italiano era in concorso. Tra l'altro due bei film, La ragazza del lago e Non pensarci sono andati ad altri Festival..."

Molti la percepiscono come una persona maniacale e ansiosa. Se è così, che ripercussioni ha questo sul suo lavoro?
"E' vero che la mattina mi sveglio (stanco tra l'altro) e mi chiedo se farò in tempo a fare tutto quello che devo. La risposta arriva 12 ore dopo ed è sempre un no. Tra l'altro, quando ancora non avevo la mia casa di produzione riuscivo sempre a rispettare budget e consegne. Da quando mi autoproduco sforo sempre tempi e costi. Semplicemente mi piace il lavoro che faccio e dunque cerco di farlo con precisione."