Monuments Men

George Clooney dirige e interpreta il film sugli eroi che salvarono i capolavori dell'arte dai Nazisti. Con lui, un cast stellare

Veder approdare interi cast hollywoodiani a Milano è cosa rara: se accade, significa che l'occasione è davvero speciale. Così è successo durante il tour promozionale di Monuments Men, il film scritto, diretto e interpretato da George Clooney e basato sull'omonimo libro di Robert M. Edsel e Bret Witter (edito in Italia da Sperling & Kupfer). Il divo hollywoodiano ha infatti scelto di presentare qui la pellicola dedicata al coraggioso drappello di uomini che durante la Seconda Guerra Mondiale recuperarono migliaia di opere d'arte trafugate dai Nazisti, cercando al contempo di limitare i danni dei bombardamenti angloamericani a musei e monumenti.

AL SERVIZIO DELLA CULTURA - Milano ha una forte valenza simbolica: in una delle prime scene, si assiste allo scoppio della bomba (alleata) che per poco non polverizzò L'ultima cena di Leonardo da Vinci, in Santa Maria delle Grazie, e ai disperati tentativi della popolazione di proteggere il dipinto. Il film in realtà è ambientato in Germania, Francia e Belgio, dove l'appassionato quanto improbabile manipolo di insegnanti, storici, artisti e curatori salvò dalla cieca furia del Reich assoluti capolavori, tra cui la Madonna di Bruges di Michelangelo e l'Astronomo di Vermeer. "Erano tutti ben oltre l'età del servizio di leva o dell'arruolamento volontario" racconta Clooney "ma accettarono di partecipare alla missione perché avevano la consapevolezza che la cultura rischiava di essere distrutta".

ARTE IN PERICOLO - I membri del gruppo sono interpretati da attori di prima grandezza: Matt Damon, Bill Murray, John Goodman, Jean Dujardin, Bob Balaban e Cate Blanchett. Una squadra affiatata dentro e fuori dal set, capace di infondere humour a una vicenda tanto drammatica. Si narra di continui scherzi durante le riprese, architettati soprattutto da Murray, che a 63 anni dimostra l'energia e lo spirito di un incorreggibile ragazzino. A chi lo accusa di una certa leggerezza (probabilmente accentuata dalla colonna sonora e da alcune gag evitabili), Clooney risponde di essersi distanziato dal precedente Le idi di marzo. "Avevamo voglia di girare un film che fosse più diretto, vecchio stile e con una prospettiva positiva", spiega l'attore e regista, che si fa serio nel sottolineare come il film sollevi una questione ancora aperta. "Innumerevoli opere non sono ancora state trovate e restituite, e lo stesso vale per il patrimonio artistico minacciato dai nuovi conflitti mondiali, come quello in Iraq. La battaglia ingaggiata dai Monuments Men è continua". Ben detto, George. Forse, in fondo in fondo, la discussa foto davanti al fragile (e ai comuni obiettivi inarrivabile) capolavoro vinciano un pochino te la sei meritata...