Lincoln recensione film

Lincoln secondo Spielberg

Il regista americano racconta gli ultimi mesi di vita del Presidente che pose fine allo Schiavismo

"Ho sempre creduto che analizzare il passato aiuti a definire il presente e a capire dove vogliamo andare". Così Steven Spielberg riassume i motivi per cui ha scelto di girare Lincoln, l'epico e coinvolgente biopic che racconta gli ultimi quattro mesi di vita del leggendario Presidente. A ricoprire il difficile e delicato ruolo è Daniel Day Lewis, straordinario nei panni del leader che avrebbe posto fine alla schiavitù dei neri e alla sanguinosa Guerra civile americana.

DANIEL O ABRAHAM? - L'attore angloirlandese è ormai abituato alle sfide: dal giovane paraplegico de Il mio piede sinistro al rude cercatore d'argento de Il Petroliere, Day-Lewis ha collezionato interpretazioni memorabili. Nella parte del Presidente impegnato a far approvare il 13° Emendamento, non è certo da meno. Si cala anima e corpo nel personaggio, penetrando oltre la corazza del Politico per rivelare tutte le sfumature dell'Uomo: la sottile ironia che dimostrava anche nelle situazioni più formali, come il profondo attaccamento alla moglie (Sally Field) e ai figli. Trucco e costumi arricchiscono ulteriormente una prova magistrale, che lo conferma come uno dei migliori interpreti in circolazione.  

AND THE OSCAR GOES TO... - A Day-Lewis si affianca un team di fuoriclasse, diretti da Spielberg con grande sensibilità e rispetto. Tra tutti emerge l'inossidabile Tommy Lee Jones, irresistibile nei panni del corrucciato repubblicano abolizionista Thaddeus Stevens, tra i più accesi sostenitori dell'Emendamento. La sua candidatura come Miglior attore non protagonista si unisce alle undici -meritate- nomination che catapultano Lincoln tra i favoriti agli Oscar, in programma il 24 febbraio.

In sala dal 24 gennaio.