La teoria del tutto

L'elegante biopic di Stephen Hawking, forte di interpretazioni straordinarie e di un regista dal tocco delicato

Il primo aggettivo che viene in mente pensando a La teoria del tutto è "delicato". Biopic dell'astrofisico Stephen Hawking, tratto dal libro della prima moglie Jane Verso l'infinito (edizioni Piemme, Euro 19,50), il film deve molto alla mano del regista.

Il documentarista britannico James Marsh (Man on wire) sta infatti alla larga da derive melodrammatiche piuttosto facili, considerando gli eventi della vita dello scienziato.

I giovani Jane e Stephen

I giovani Jane e Stephen

BRILLANTI INTERPRETAZIONI PER UNA STORIA DRAMMATICA E POETICA

Se al cineasta si deve l'eleganza squisitamente inglese de La teoria del tutto, a far grande il film sono le interpretazioni, a cominciare da quella del protagonista, Eddie Redmayne, fresco di Golden Globe.

È lui a vestire i panni di Hawking, cosmologo ormai divenuto personaggio cult, a cui venne diagnosticata in giovane età una gravissima malattia neurologica degenerativa. Ciò non gli ha impedito di indagare brillantemente la fisica dell’Universo e di avere una vita relazionale piena.

Il racconto di Marsh inizia prima della tremenda diagnosi: Hawking è un brillante studente di Cambridge, ha appena conosciuto Jane (la straordinaria Felicity Jones), si avvia a scrivere la sua tesi di dottorato. Poi la malattia: gli vengono stimati due anni di vita.

Il giovane Stephen si chiude in se stesso, non vuol saperne più persino degli studi. La sua vita riprende quota solo grazie alla fiducia (alla fede?) ostinata di Jane: dalla sua caparbietà arriva la forza per affrontare gli impedimenti fisici e i dilemmi interiori. Seguono il matrimonio, il successo accademico, i figli, persino la celebrità.

L'attore Eddie Redmayne è Stephen Hawking

L'attore Eddie Redmayne è Stephen Hawking

EQUAZIONI MATEMATICHE (ED ESISTENZIALI) DA RISOLVERE

Il film si concentra sull'intimità della "strana" famiglia Hawking, ma senza morbosità, mostrando forza e fragilità dei personaggi. Siamo lontani da una rappresentazione documentaristica, tanti i picchi di pura poesia, complici le stelle e l'Universo, materia di studio dello scienziato.

Mentre l'astrofisico è impegnato a scoprire "un'elegante equazione capace di spiegare ogni fenomeno fisico", dalla gravità alla fisica quantistica, la moglie Jane è invece alla ricerca di una teoria che abbracci l’amore per il marito e le difficoltà legate alla malattia, la sua fede e il lucido ateismo di lui, le aspirazioni personali e il ruolo di madre e moglie.

Un'equazione, quest'ultima, che trova forse soluzione nella scena finale della pellicola, un risultato che pare avere molto a che fare con l'amore. Un po' come accadeva in Interstellar, opera dal registro completamente differente, sempre a tema "spaziale".

Tanto per ricordarci come il cinema riesca a raccontare con le immagini, in maniera abissalmente differente da film a film, tematiche affini e talvolta lo stesso messaggio.