L'amore che resta Recensione

L'amore che resta

Il nuovo film di Gus Van Sant racconta di due adolescenti inquieti e innamorati, sospesi tra vita e morte

Gus Van Sant ama raccontare gli adolescenti a mezzo grande schermo, basta scorrere la sua filmografia per capirlo. E il suo nuovo lavoro, intitolato Restless e tradotto nel meno evocativo L'amore che resta, ne è un'ulteriore prova. I protagonisti di questo film commovente e a tratti surreale, sono infatti due teenager fuori dagli schemi che riescono a conquistarsi l'affetto del pubblico.

LUI E LEI - Enoch (interpretato dall'esordiente Henry Hopper, figlio del compianto Dennis) entra in scena con un look degno di un poeta maledetto. Un'allure che gli si addice: del resto il ragazzo ama imbucarsi ai funerali di gente sconosciuta e giocare a battaglia navale con il suo migliore amico Hiroshi, il fantasma di un kamikaze giapponese. Ultimo ma non ultimo, Enoch ha visto la morte in faccia ("E non c'è niente!", sostiene) durante i mesi di coma dopo l'incidente d'auto che è costato la vita ai suoi genitori. Patetico? Neanche a parlarne. Van Sant si muove elegantemente nel campo minato della tragedia aggirando inutili patetismi, con tocco delicato, intimo e… educato, vien da dire. L'esercizio funambolico del cineasta sul filo che lo separa dalla scontatezza è solo agli inizi: oltre alla storia di Enoch, il film racconta l'amore tra il ragazzo e la graziosa e vitale Annabell (Mia Wasikowska), malata terminale di tumore con una passione per Darwin e per la liquirizia. Benché consci del poco tempo a loro disposizione, i due ragazzi si amano e si insegnano l'un l'altro il duro mestiere della vita, morte compresa. 

TOCCO DA MAESTRO -
Se la trama è prevedibile, a colpire lo spettatore sono l'ironia e l'equilibrio del regista, oltre che il coraggio della produzione nel portare sullo schermo il tema della morte, in un momento storico in cui i media e la società sembrano rimuoverla. Gli aspetti meramente estetici concorrono alla piacevolezza della visione: suggestiva la fotografia Anni '70, azzeccati la colonna sonora e gli abiti di scena dal sapore vintage, che faranno sospirare le fanatiche del genere. Tante le frasi cult, anche a rischio "effetto bacio Perugina": nello struggente finale (preparate i fazzoletti), Hiroshi dichiara: "La morte è facile, è l'amore ad essere difficile". Scontato? Sarà. Di certo è facile girare un film su una coppia di adolescenti innamorati e separati da un tragico destino. Girarlo come Restless è molto meno semplice... Al cinema dal 7 ottobre.