Crazy Stupid Love Recensione

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L'amore, che fatica

AUTORE
Roberta Gibillini
DATA NEWS
giovedì 15 settembre 2011
ARGOMENTI
Crazy Stupid Love, Ryan Gosling, Julianne Moore, Commedie, Amore

"Crazy, Stupid, Love" racconta con brio il più cinematografico dei sentimenti

Schiacciata tra attesi film d'autore (Carnage di Roman Polansky) e blockbuster per adolescenti o piccini (Super 8, I Puffi), arriva nelle sale una commedia brillante sul più antico dei temi: il folle, sciocco amore. Crazy, Stupid, Love sa difendersi grazie a un cast di professionisti come Steve Carell, attore comico del Saturday Night Live, Julianne Moore, brava nel dramma come nelle parti più leggere e Ryan Gosling, promessa del cinema indie con un carnet di film in uscita per l'autunno da far invidia a qualunque collega (Drive, Le idi di marzo).

LA STORIA - Carell e la Moore sono Cal ed Emily: stanno insieme da sempre, hanno una bella casa, dei figli. A pochi secondi dall'inizio del film, arriva a bruciapelo la battuta di lei: "Voglio il divorzio". Rimasto solo (con un paio di corna), all'uomo non resta che fare fagotto. In suo soccorso arrivano l'incontro con Jacob (Gosling), un impenitente dongiovanni che lo aiuterà a recuperare la virilità perduta e l'inaspettata saggezza di Robbie, il figlio tredicenne di Cal. Il ragazzo convince suo padre a credere nell'anima gemella e lo spinge a riconquistare Emily. Intanto Cupido scaglia le sue frecce sui personaggi complementari: Robbie si innamora della sua baby sitter, che invece si innamora proprio di Cal, e persino Jacob incontra la ragazza che gli farà credere nel vero amore. La pellicola dimostra come negli affari di cuore sia facile combinare pasticci e tra imprevisti, colpi di scena, gag e battute divertenti e mai volgari, scivola verso il finale senza mai perdere ritmo. 

LE CHICCHE - Crazy, Stupid, Love non pretende di segnare le vite dei suoi spettatori, ma regala piccole perle di comicità e stile. Qualche esempio? Il tentativo di seduzione di Jacob sulle note di Time of your life, ricalcando il cult Dirty Dancing, la sequenza di shopping selvaggio che tocca in sorte a Cal (reo di avere un look alla "Steve Jobs") che richiama Pretty Woman, una ricca colonna sonora (Spandau Ballet e Goldfrapp fra i nomi), il prezioso cameo di Marisa Tomei nei panni di un'insegnante sedotta e abbandonata. Ultimo ma non ultimo, meritano una menzione il ruolo e il volto di Julianne Moore (classe 1960). Primo, perché una volta tanto è una lei a vivere la crisi di mezza età, secondo, perché lo splendido viso dell'attrice comincia a mostrare qualche (dignitosissimo) segno dell'avanzare del tempo. Moore non fa nulla per nasconderlo e sembra a suo agio in una situazione più unica che rara: a Hollywood, vedere anche solo una ruga scampare ai ritocchi in post produzione è praticamente impossibile. Doppio chapeau!

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