L'alba del pianeta delle scimmie Recensione film

L'alba del pianeta delle scimmie

James Franco è il papà genetico di Caesar, il primate che guida la ribellione scimmiesca

All'inizio fu Il pianeta delle scimmie (anno 1963), romanzo francese di Pierre Boulle cui seguì la trasposizione cinematografica, non fedelissima, con Charlton Heston. La storia narrava di un mondo completamente governato dalle scimmie dove il genere umano è decimato e ridotto in schiavitù. Dopo ennesimi sequel e reboot (famoso ma infelice quello di Tim Burton del 2001) oggi Hollywood porta sul grande schermo L'alba del pianeta delle scimmie, raccontando le origini della rivoluzione che porterà alla disfatta umana. Una drammatica vicenda che colpisce emotivamente e fa riflettere sulla dubbia condotta dell'uomo nei confronti della natura e soprattutto del mondo animale.

OGNI FINE HA UN INIZIO - Dopo aver sfiorato l'Oscar con 127 ore, nel prequel della famosa saga James Franco interpreta Will Rodman, uno scienziato che cerca una cura per rigenerare le cellule cerebrali morte, testando il rivoluzionario siero T-12 sulle scimmie. Dopo un primo tentativo andato male, Rodman si ritrova a salvare e a crescere il cucciolo di una precedente cavia, ma non sa che quella scimmia dalla spiccata intelligenza, Caesar, guiderà la ribellione della sua specie. L'intenso John Lithgow (Blow Out, Doppia personalità) è il padre di Rodman, affetto dal morbo di Alzheimer, malattia che spinge il figlio a non mollare gli studi sul siero. Nel ruolo della fidanzata veterinaria di Rodman troviamo Freida Pinto (The Millionaire, Incontrerai l'uomo dei tuoi sogni). La sua interpretazione è diligente, ma troppo marginale al contesto della storia.

UNA SCIMMIA QUASI UMANA-  L'eccellente lavoro di motion capture svolto sull'attore Andy Serkis (suo il Gollum del Signore degli Anelli) rende le espressioni di Caesar sbalorditive, estremamente realistiche ed empatiche. Come accade quando il primate comprende quanto possa essere pericoloso il genere umano nei confronti dell'ignoto. Alla regia Rupert Wyatt, che punta più a trasmettere la tensione degli avvenimenti, con continui primi piani, tralasciando il lato action della storia. Una scelta stilistica che si rivela una (s)piacevole occasione per riflettere sull'etica della Scienza. Ingegnosi gli omaggi al lungometraggio del 1968. Pollice su. Da venerdì 23 settembre al cinema.

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