Inception: i sogni son labirinti

Christopher Nolan racconta con poca abilità e molti effetti speciali le realtà parallele del sogno

La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio? Anche il tenace Marzullo lascerebbe perdere dopo tre minuti di proiezione di Inception: il filmone di Christopher Nolan (Memento e la nuova trilogia di Batman, ndr) su realtà oniriche parallele. Nei cinema dal 24 settembre, la pellicola è ambiziosa tanto quanto il mal di testa finale, sì perché la trama è piuttosto complessa, per usare un eufemismo.

In breve: Leonardo DiCaprio è ricercato perché accusato dell'omicidio della moglie, in realtà suicida. Destinato alla latitanza lontano da L.A., dove ha lasciato due figlioletti che vorrebbe tanto riabbracciare, il buon Leo sbarca il lunario facendo spionaggio industriale con tecniche molto particolari. Si intrufola nei sogni altrui per rubare preziosi segreti. Gli capita l'occasione della vita: un miliardario orientale pagherebbe la sua consulenza con la cancellazione del reato imputatogli. Se fin qui non vi siete persi, il seguito è ben più ardito: per assolvere l'incarico, DiCaprio dovrà portare la sua "vittima" e altri cinque complici in un viaggio onirico a più dimensioni, ovvero: dentro al sogno di uno di loro, poi nel sogno del sogno di un altro di loro, nel sogno del sogno del sogno... sì insomma ci siamo capiti: una gioco di scatole cinesi in cui lo spettatore perde il filo logico (ed emozionale) della storia. Una volta stordito lo spettatore, Nolan lo trascina in sequenze visivamente spettacolari ma zeppe di stereotipi, prevedibili colpi di scena, rapporti causa - effetto sconclusionati, infarinate da superficiali conoscenze freudiane.

Il tema del sogno è così suggestivo che mille sarebbero le declinazioni possibili su grande schermo. Del resto la stessa Settima Arte ha molto a che spartire con la dimensione del sogno e del subconscio, la cinematografia abbonda di titoli a riguardo, a ciascuno il suo. Il punto è che proprio non si capisce perché mai Nolan si sia infilato in un tale ginepraio di sceneggiatura (scritta da lui peraltro!): forse per vedere Parigi capovolta come in un disegno di Escher? Ti prego Christopher, ridacci un altro Cavaliere Oscuro...