Il film c'è ma non si vede

Tanti i titoli che faticano a trovare un posto nelle sale cinematografiche italiane

Ogni anno nel mondo vengono prodotti circa 25mila film ma una piccola percentuale di questi esce nelle sale italiane. Oltre alle pellicole girate da registi emergenti o sconosciuti, restano spesso escluse dal circuito distributivo opere realizzate da autori affermati come Gus Van Sant (il regista di Elephant) e Atom Egoyan (Chloe). Inoltre, quel poco che vediamo del cinema straniero parla soprattutto americano. Ci siamo chiesti il perché. Ecco cosa abbiamo scoperto.

QUALCHE CIFRA - Il problema emerge subito dando uno sguardo ai numeri. Secondo i dati Anica (Associazione Nazionale Industrie Cinematografiche), nel 2010 le nostre sale hanno proiettato 380 nuovi titoli: sono 249 i film stranieri, 161 dei quali provengono dagli States. Nella classifica delle società di distribuzione, Medusa Film è al primo posto (con 67 titoli), seguita da 01 Distribution - Rai Cinema (59), Warner Bros Italia e Universal (56). Molto inferiori le cifre di altri distributori come Teodora (14) e Sacher (5). Subito emerge la distinta presenza di un duopolio Mediaset - Rai che lascia poco spazio a realtà più piccole e meno influenti.

NELLA GIUNGLA DEL MERCATO - Certo bisogna fare i conti con le logiche commerciali. Sara Sagrati, tra gli autori del libro Dispersi. Guida ai film che non vi fanno vedere (Falsopiano, Euro 19,00), dice: "Se l'acquisizione dei diritti di un film ha un costo troppo elevato in confronto a quello che si suppone possa essere il suo incasso, difficilmente la pellicola arriverà nel nostro Paese. Senza aggiungere i costi di doppiaggio, di promozione, di grafica,... Il campione di incassi coreano o hongkonghese costa molto, ma in Italia ha evidentemente un mercato limitato". Le fa eco Mattia Della Puppa, della società di produzione e distribuzione Officine Ubu: "Per comprare i diritti servono soldi. In un'attività ad alto rischio come questa, si tende a distribuire i film capaci di garantire una continuità tra sala, home video e televisione. Noi cerchiamo di puntare al cinema di qualità ma, essendo un'azienda, dobbiamo sempre tenere in considerazione le logiche del mercato".
 
LA CARENZA DI SALE - La situazione è ulteriormente complicata dalla mancanza di sale. A Milano, nel 1990 la chiusura del leggendario Cineclub Obraz ha segnato la fine di un'epoca. E tanti altri storici monosala meneghini - si pensi al De Amicis, al Maestoso e al President - sono scomparsi negli ultimi dieci anni. Constata Della Puppa: "Le poche sale rimaste in città sono occupate dai film che esercitano più appeal" pertanto "trovare spazi e visibilità in un panorama di questo tipo è molto difficile".
 
SPETTATORI E IMPRENDITORI - Non esiste mercato senza domanda. Cosa guarda il pubblico italiano? I dati confermano la preferenza degli spettatori per commedie e film comici. Afferma Della Puppa: "In generale, noto un appiattimento nei gusti del pubblico ma soprattutto una disaffezione dei giovani nei confronti del cinema. Da ragazzo sceglievo una sala per il film che proiettava, oggi gli spettatori vanno al multiplex e lì decidono cosa vedere". Dice Sagrati: "Se l'offerta è di un certo tipo, anche la domanda cambia". Uscire da una situazione del genere non è facile. Sagrati indica una via: "Servono una politica di investimenti sensati, un'offerta variegata, rischio di impresa, educazione (in Francia viene insegnato Cinema alla scuola dell'obbligo) e tanta pazienza".

Ognuno dovrebbe dare il proprio contributo. Gli imprenditori, cercando di rischiare di più. Le istituzioni, riflettendo sul potere e sul valore del cinema, soprattutto dal punto di vista educativo. E il pubblico, evitando di seguire la logica per cui "un film vale l'altro". Il successo di iniziative come Dispersival, kermesse dedicata ai film "dimenticati", fa ben sperare. Ma la strada è ancora lunga.

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www.dispersival.it/
www.falsopiano.com/dispersi.htm