Hugo Cabret, Recensione

Hugo e la magia del Cinema

Martin Scorsese celebra la Settima Arte con la storia di un orfano che crede nei sogni. E colleziona undici nomination agli Oscar

Una splendida fotografia a Méliès e al Cinema tutto: questo è Hugo Cabret, il nuovo film di Martin Scorsese tratto dall'omonimo romanzo illustrato di Brian Selznick. La storia di un orfanello che, in cerca della chiave che risolva un mistero, finirà per trovare una famiglia e il suo posto nella Settima Arte. Che Scorsese sia un appassionato cinefilo è cosa nota, ma con Hugo il raffinato regista gioca a carte scoperte, avvalendosi dell'ultimo trucco di scena popolare tra i maghi di Hollywood: il 3D. Una scelta che strizza l'occhio alle ragioni del marketing ma che risulta decisamente funzionale alla pellicola.

LA STORIA - Hugo Cabret (Asa Butterfield) ha dodici anni e, dopo la morte del padre e la scomparsa dello zio ubriacone, vive solo nascosto nella parigina Gare du Nord. Si occupa della manutenzione degli orologi della stazione e rubacchia pane, brioches e qualche meccanismo dalla bottega del vecchio e burbero Georges (Ben Kingsley), all'apparenza un semplice giocattolaio, in realtà il grande regista Méliès, amaramente ritiratosi dalle scene dopo la Grande Guerra. I pezzi dei giochi servono al ragazzo per riparare il piccolo automa lasciatogli dal padre, l'unico ricordo rimastogli del genitore. In tutto ciò, Hugo deve badare a non incappare nell’Ispettore di Stazione (Sacha Baron Cohen), un cacciatore di truffatori e orfanelli tanto irreprensibile quanto pasticcione.

OMAGGIO AL CINEMA - Artefice di centinaia di film dalle bizzarre e ingegnose scenografie, Méliès è considerato il padre fondatore del cinema di fantasia contrapposto al cinema realista dei fratelli Lumière. Grazie a questo personaggio, la favola alla David Copperfield di Scorsese acquista un altro sapore e si fa omaggio duro e puro al potere del sogno veicolato dall'industria cinematografica. Il regista italoamericano si diverte a citare in lungo e in largo le scene cult del muto: il gioco non è sterile ma sprona le giovani generazioni ad andare a riscoprire lo stupore, le ingenuità e le arguzie dei maestri che sapevano raccontare usando solo le immagini, senza effetti speciali fini a se stessi. Hugo Cabret esce a pochi mesi da The Artist, film muto e in bianco e nero anch'esso candidato a molte statuette. Forse perché ora più che mai è forte l'esigenza di ridiscutere di Cinema, a cominciare dalla sua identità: immagine in movimento in grado di raccontare una storia. Al cinema dal 3 febbraio.