Harry Potter e i doni della morte - recensione

Harry Potter: non chiamatelo maghetto

Nei cinema la prima parte de "I doni della morte": meno magia, più azione

Adorato da molti, mal sopportato da altrettanti, Harry Potter ricompare sui grandi schermi per la penultima volta. Ecco nelle sale la prima parte de I doni della morte, ultimo capitolo della saga di J.K. Rowling, tratto dall'omonimo libro: badate, il romanzo è stato scisso (giustamente) in due perché troppo denso di azione. Non è ancora tempo di salutare Daniel Radcliffe nelle vesti del maghetto. Anzi, del mago: perché  appare ormai chiaro che il termine "maghetto" non sia più consono per definire il personaggio partorito dalla Rowling. Potter è cresciuto e lo stesso film I doni della morte appare più rivolto a una platea adulta che sfacciatamente indirizzato ai bambini.

La battuta che apre il film è di Bill Nighy (già visto in I love Radio Rock) che, nei panni del Ministro della Magia, annuncia: "Questi sono tempi duri", avviando un discorso che sembra parli più del nostro reale presente che su quello fittizio a cui lo spettatore assiste. Spettatore che è bene arrivi preparato alla visione del film, magari con una bella ripassata dei capitoli precedenti o una rilettura dello stesso libro Harry Potter e I doni della morte. La pellicola non si sofferma troppo a spiegare i passaggi della vicenda, col rischio di smarrire qualche spettatore per strada, tra inseguimenti e fughe, omicidi e minacce, "horcrux" e "doni della morte". La leggenda di questi ultimi viene narrata attraverso un bel frammezzo animato, introducendo una delle metafore che sottendono alla "fiaba HP": la lotta tra la vita e la morte, il bene e il male.

Il mondo ha amato Harry Potter seguendo l'iper-romanzo di formazione scritto da J.K. Rowling, dove in sette puntate ha conosciuto un bambino dalla vita infelice, che capitolo dopo capitolo si è trasformato in eroe dal volto umano. Capace di accettare il destino di "salvatore" del suo mondo, Harry Potter si assume gli oneri della sua condizione: suoi compagni restano Hermione e Ron, ma più spesso sono le incertezze, la solitudine e la paura a fargli compagnia. Non lo chiameremmo eroe se non perseverasse nel voler arrivare al fondo del suo destino, sfoderando coraggio e senso di responsabilità più che abili incantesimi da mago. HP sceglie il bene, lo difende senza cedere alle seduzioni del lato oscuro, facendosi dei nemici, affrontando la piazza che un po' lo osanna, un po' lo accusa. Per qualcuno tanto basta a farne una saga stucchevole e buonista, per altrettanti è sufficiente per considerarla una favola moderna, con un protagonista che resterà impresso nella memoria di molti, anche grazie all'universo di magia e fantasia in cui è stato inscritto. E proprio la magia manca un po' a quest'ultimo film: si perde l'atmosfera fatata di Hogwarts (location per la prima volta del tutto assente) dei capitoli precedenti per far spazio a scenari più realistici (come Piccadilly Circus a Londra), in cui la minaccia sia avvertita come più tangibile dallo spettatore.