Harrison secondo Scorsese

In sala il 19 aprile "Living in the Material World", il documentario del regista italoamericano sull'introverso Beatle

Per raccontare George Harrison, forse il più introverso dei Beatles, il cineasta Martin Scorsese
impiega quasi tre ore di pellicola. Abbastanza per conoscere la vita e l'opera di un musicista
storico, padre di alcuni capolavori come Something o successi come My sweet love? Può darsi.
L'appuntamento con Living in the Material World è nelle sale cinematografiche per la sola giornata di giovedì 19 aprile (qui l'elenco delle sale dove sarà proiettato), poi il documentario arriverà in dvd e sarà trasmesso in tv. Il 30 aprile sarà poi in vendita una chicca: il cd Earley Takes Vol.1, che oltre ad alcune rare versioni di brani pubblicati nel primo album solista di Harrison, All things must pass, contiene anche brani inediti come The light that has lighted the world.

IL RUOLO DI SCORSESE - Sebbene tanto lungo, del documentario andrebbe tagliato poco o nulla. Possiamo solo immaginare il lavoro pantagruelico del regista nel reperire, selezionare, montare tanto materiale video, audio, fotografie e testimonianze fornite dalla moglie, dal figlio e dagli amici più cari di Harrison. Già solo per scegliere queste vicine conoscenze, Scorsese avrà fatto un duro lavoro, perché il cantautore ne aveva un mucchio. Dagli ex compagni di squadra Paul McCartney e Ringo Starr ai colleghi Eric Clapton e Klaus Voorman, fino agli ex Monty Python Terry Gillian ed Eric Idle per i quali George Harrison produsse alcuni film con la sua HandMade Films. Tutti materiali (e molti altri) raccolti nel volume – intitolato proprio come il film – pubblicato da Rizzoli (Euro 22,50) con la curatela di Olivia Harrison, moglie di George, che ha selezionato anche una raccolta di scatti realizzati dall’ex Beatle dagli anni Sessanta.

LE ESPERIENZE DI HARRISON - Il racconto inizia inevitabilmente a Liverpool, dall'incontro con Paul e John Lennon, per seguire l'iperbole del successo planetario della rock band. Poi si avvicina di più a George, al suo percorso interiore verso la ricerca della conoscenza del senso della vita. Un viaggio che passa dall'acido lisergico e dall'India per tornare ad Abbey Road, fino alla sua magione Friar Park, una sorta di Eden in cui il musicista coltiverà musica e meditazione fino alla morte o quasi. Le voci che ascoltiamo nell'opera di Scorsese ricordano, tenere o divertite, commosse o nostalgiche, l'animo e le imprese di un uomo che John Lennon ha definito così: "George come persona non è un mistero, ma il mistero dentro George Harrison è immenso. E guardarlo mentre lo svela un po' alla volta è dannatamente interessante". Una frase che concentra da sola il senso della visione del film.
© Copyright Milanodabere.it - Tutti i diritti riservati