Giovani ribelli

Nel film dell'esordiente John Krokidas, Daniel Radcliffe è Allen Ginsberg. Ed Harry Potter resta un vago ricordo

Si è portato a casa il premio delle Giornate degli Autori all'ultimo festival di Venezia ed è riuscito a strappare di dosso i panni del mago Harry Potter al suo protagonista, Daniel Radcliffe. Si tratta di Giovani ribelli (traduzione nostrana dell'originale Kill your Darlings), torbido racconto degli albori della Beat Generation, che qualcuno ha già definito il nuovo Attimo fuggente.

LA STORIA - Radcliffe è Allen Ginsberg, giovane poeta che desidera infrangere le regole della metrica per creare linguaggi nuovi e potenti. Lasciati a casa un padre tradizionalista e una madre schizofrenica, alla Columbia incontra Lucien Carr (Dane DeHaan). Aspetto angelico e anima dannata, il ragazzo introduce Ginsby ad amicizie "letterario-sovversive": Jack Kerouac, William S. Burroughs e David Kammerer. Mentre oltreoceano furoreggia la Seconda Guerra Mondiale, loro si gettano alla ricerca del significato della parola "libertà" e di una forma che la rappresenti. Intanto nel gruppo nascono legami e passioni capaci di svelare slealtà e vigliaccherie. Fino al dramma finale che impone a Ginsberg una scelta di responsabilità. Da compiersi, per chiudere il cerchio, attraverso la parola scritta.

CARPE DIEM? - Letteratura e realtà si intrecciano, fino a che lo spettatore non distingue più dove finisca l'una e inizi l'altra. Il merito va al regista debuttante John Krokidas, che si misura con una sceneggiatura ricca di spunti morali senza mai sfiorare giudizi bigotti. Riuscendo a dribblare facili nostalgie del passato (guardaroba vintage escluso), il film attualizza i temi della libertà e della responsabilità, della poesia e della realtà, senza ridursi a un semplice "film su Allen Ginsberg". Detto questo, la pellicola è in grado di spingere il pubblico a balzare sulla poltrona declamando Whitman? Krokidas è bravo, ma la Setta dei Poeti estinti è un'altra cosa. In sala dal 17 ottobre.