Gambit

Colin Firth e Cameron Diaz tentano lo sgambetto ad Alan Rickman nel remake dell'omonima commedia del 1966

Un Oscar all'attivo grazie a Il discorso del re e un pass per entrare nell'immaginario femminile conquistato con l'interpretazione di Mr. Darcy in una vecchia riduzione televisiva di Orgoglio e PregiudizioColin Firth è certamente uno fra gli attori inglesi più dotati, eleganti e sexy. Eppure non sarebbe affatto papabile per impersonare un eroe come James Bond. Gli riescono bene, invece, i ruoli da perdente (Febbre a 90°), infelice (A single man) e imbranato (Love actually). Sempre adorabile, però. È così anche in Gambit, remake di una commedia del 1966 con Michael Caine, in sala dal 21 febbraio.

IL PIANO DI COLIN  - Abito scuro, occhiali da vista, impacciato quanto basta, il curatore di mostre Harry Dean (Firth) architetta un'ingegnosa truffa ai danni del suo capo, l'egocentrico e presuntuoso Mr. Shahbandar (Alan Rickman), un magnate della comunicazione che ricorda il collezionista e businessman Charles Saatchi ed è spesso dedito al nudismo (Shahbandar, non Saatchi). A dargli man forte intervengono il Maggiore (Tom Courtenay, già visto in Quartet), esperto falsario di dipinti di ogni genere, e la bionda, tamarrissma texana PJ Puznowski (Cameron Diaz). 

RISATE D.O.C. - La sceneggiatura (firmata dai fratelli Coen) si prende molte libertà rispetto all'originale ma brilla per piacevole leggerezza, tempi comici azzeccati e gag ben costruite (si vedano le scene girate nel londinese Hotel Savoy). Merito anche della regia, mai sopra le righe, di Michael Hoffman (Un giorno, per caso) e indubbiamente del cast. Poco promettente sulla carta, la coppia Diaz/Firth supera invece l'esame grazie a due ruoli praticamente ritagliati su misura, mentre Rickman è un cattivo irresistibile per fascino e comicità. Londra resta sullo sfondo, ma se Gambit trasuda inglesità è per via dei toni tipici della commedia brillante made in UK, in grado di accendere la risata dal volume perfetto: né sguaiata, né pudica.