E la chiamano estate

Arriva in sala il controverso film con Isabella Ferrari, premiato al Festival di Roma

Che succede se le promesse di un film che vorrebbe essere uno psicodramma sessuale vengono disattese e il pubblico si trova ad assistere involontariamente a un pasticciaccio cinematografico che scivola dritto dritto nelle maglie del trash? Succede che il film in questione sia E la chiamano estate, la controversa pellicola di Paolo Franchi nelle sale dal 22 novembre. Al Festival del Film di Roma, la stampa l'ha accolta con fischi e sghignazzate, mentre la giuria ne ha premiato regia e interprete femminile (Isabella Ferrari). Lo spettatore si faccia il suo giudizio a proiezione ultimata, l'avvertenza alla presente recensione è doverosa: l'autrice sta dalla parte dei colleghi che con stupore e incredulità hanno appreso la notizia della premiazione capitolina.

LUI, LEI E... - La storia è quella di una coppia sposata (la Ferrari e Jean-Marc Barr) che mai ha consumato un rapporto a causa di un "blocco psicologico" dell'uomo. Mentre la moglie si rassegna alla totale (o quasi) astinenza, il marito convoglia tutta la sua sfrenata libido fuori dalle mura domestiche: tra club per scambisti e prostitute sfregiate, drogate, attempate, dando sfogo a una sessualità ossessivo-compulsiva. Colto dai sensi di colpa, l'erotomane peregrina da un ex fidanzato della moglie all'altro, supplicando tutti di soddisfare le necessità sessuali della moglie, almeno loro: morire che ne trovi uno disposto a farlo. E con una trama così, capite quanto sia difficile per un regista scadere nel grottesco o nel ridicolo, a meno che non ci si chiami Stanley Kubrick e non si abbia in mente di girare Eyes Wide Shut

OLTRE IL LIMITE - Tra flashback, voci fuori campo, riprese in soggettiva, orge, orgasmi, dialoghi forzati e battute di dubbio gusto, i segnali sulla natura del film si fanno preoccupanti. Quando lo spettatore si aspetta che sulla scena sopraggiunga da un momento all'altro Maccio Capatonda, quando pare che ci si trovi già davanti alla parodia del film che si sta guardando, quando ci si chiede come abbia potuto un attore con un certo curriculum accettare quella parte, allora c'è qualcosa che non va. E non bastano le buone intenzioni del regista, non basta mostrare il pube nudo di Isabella Ferrari dall'identica prospettiva del dipinto L'origine del mondo per elevare il film. E la chiamano estate, e si sprecano le ironie.
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