Doppio gioco

Algido, forse troppo, il film con Clive Owen ambientato tra Irlanda del Nord, IRA, passione e morale

In attesa di vederlo in Blood Ties, presentato sulla Croisette, Clive Owen fa la sua comparsa al cinema con Doppio gioco, pellicola del documentarista James Marsh (suo Man on Wire, sul funambolo Philippe Petit) già prestato al lungometraggio e ora autore di questo dramma ambientato a Belfast, alla vigilia della tregua tra IRA e governo britannico. Le vicende strettamente politiche restano al di fuori della scena, mentre lo sguardo del regista si concentra sulla storia di Collette, ragazza madre impegnata insieme a tutta la sua famiglia nella lotta armata contro l’invasore inglese.

LA TRAMA
- Collette (interpretata da Andrea Riseborough, che fu Wallis Simpson in W.E. di Madonna) ha alle spalle un pesante senso di colpa con cui fare i conti, un evento drammatico che lega la sua vita a quella dei fratelli e missione della rivolta contro il Regno Unito. Fallito un attentato contro gli inglesi, la donna viene catturata dall’MI5. L’agente Mac (Owen) la incastra: o finisce dritta in prigione per un quarto di secolo, oppure collabora col servizio segreto di Sua Maestà, spifferando i piani dei ribelli e tradendo così la sua stessa famiglia. Pur di restare col figlio e di evitare la galera, Collette accetta la parte della talpa. Intanto, tra lei e Mac il rapporto vira verso la passione e la speranza di una vita diversa. Ma, come già in passato, ancora una volta il sangue versato nell’Irlanda del Nord e i giochi poco puliti dei servizi segreti mescoleranno le carte, condizionando la vita di Collette. E, stavolta, anche quella di Mac.

UNA GELIDA ATMOSFERA
- Se sulla carta ci sono gli ingredienti per un film di forti passioni e alta tensione, il regista sceglie invece un registro più sofisticato, smorzando i toni come già nella fotografia, fredda nelle luci e nei colori, ad eccezione dell’impermeabile rosso di Collette, a sottolineare come sia lei il cuore emotivo attraverso cui viene disvelata la trama. Ci si aspetterebbe allora una interpretazione intensa dei due protagonisti, che però appaiono impassibili e, ancora una volta, freddi. C’è chi vedrà in Doppio gioco un film elegantemente algido e chi, invece, ne dirà che è gelidamente rigido. Avranno ragione entrambi.

Al cinema dal 27 giugno.